Più leggo i dati di questi ultimi mesi riguardanti le precipitazioni e le temperature registrate nel nostro Paese e più penso a quante idiozie scrivono alcuni (uno solo in verità) siti di meteorologia che prevedevano già a ad agosto un inverno epocale, con temperature a dir poco glaciali per diversi mesi. Senza contare il terrorismo che hanno fatto nei social network (in particolare Facebook) dove sparavano stronzate tipo l’arrivo di una piccola era glaciale. Questa gente dovrebbe vergognarsi e con loro tutti quelli che nel  forum collegato al sito continuano addirittura ad aspettare condizioni estreme di freddo. Che sarebbero disastrose come la siccità che stiamo vivendo in questo momento. La verità è che l’Italia ha bisogno di un inverno “normale” che purtroppo quest’anno ha latitato le nostre regioni. Se il mese di dicembre si è chiuso con un calo del 91% delle precipitazioni, spetta a gennaio il record di siccità. Il primo mese del 2016, infatti, è paragonabile – per pioggia caduta – a un caldo agosto. Evidenti, quindi, gli effetti in città, con l’innalzamento dei livelli di polveri sottili, e nelle campagne, dove la natura è sconvolta da un inverno che sembra una primavera. Mandorli, susini e peschi sono fioriti in grande anticipo e non è affatto raro trovare nei prati fiori tipici di aprile, maggio. «La punta dell’iceberg di un inverno del tutto anomalo iniziato con il dicembre meno piovoso e più bollente degli ultimi 215 anni – sottolinea la Coldiretti – è il caldo record dei giorni della merla che chiudono il mese di gennaio e che, secondo la tradizione sono i più freddi dell’anno». Le temperature, invece, hanno smentito la consuetudine, regalando alla penisola aria eccezionalmente mite e destinata a durare anche nei prossimi giorni. I meteorologi annunciano che nei prossimi giorni ci saranno temperature primaverili con massime vicine a 15 gradi in gran parte dell’Italia; temperature anche superiori potranno essere raggiunte nelle aree sottovento alle correnti, ad esempio nelle Alpi piemontesi o lungo il versante adriatico dell’Appennino, dove la colonnina di Mercurio potrebbe toccare i 20 gradi. L’apice di questa primavera fuori stagione è atteso proprio nei prossimi due o tre giorni, in particolare lunedì, quando lo zero termico supererà i 3500 metri in gran parte del territorio, fino a quote record prossime ai 4000 metri al Nordovest e sulla Sardegna. A preoccupare sempre di più sono anche i livelli di laghi e fiumi, pericolosamente al di sotto della media stagionale. Il Po ha una portata d’acqua che di solito viene registrata in estate, almeno due metri al di sotto rispetto a gennaio 2015. «La situazione – dice la Coldiretti – è grave anche nei laghi, che a fine gennaio si trovano prossimi ai minimi storici del periodo con il lago Maggiore che è al 17% della sua capacità e il lago di Como che è addirittura sceso al 12%, mentre quello di Garda al 33%». A Torino la Dora è quasi in secca: ovunque ci sono intere zone sabbiose che hanno portato alla luce detriti e rifiuti. Le montagne italiane, mai come quest’anno, sono rimaste all’asciutto. Niente, o quasi, neve con riflessi non soltanto sulla stagione sciistica, ma anche sugli afflussi idrici, determinanti per i raccolti agricoli dei prossimi mesi. La tanto attesa pioggia potrebbe arrivare, però, nel prossimo fine settimana, quando nuove perturbazioni atlantiche potrebbero raggiungere l’Italia portando delle precipitazioni in zone che non vedono piogge significative da mesi. Questa tendenza, avvertono i meteorologi, è però ancora da confermare.

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Emidio

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