È festa catalana nella notte di Berlino. Messi e soci vestono di blaugrana la Porta di Brandeburgo. Troppo, questo Barça, per una Juventus che c’ha messo il cuore e i polmoni che aveva. Non sono bastati, ma per una bella fetta del secondo tempo, dopo il pari di Morata, il popolo bianconero c’ha creduto. Poi “Dracula” Suarez, proprio lui, ha trafitto ancora un Buffon commovente. Il 3 a 1 di Neymar, arrivato in pieno recupero, vale solo per le statistiche. Troppa roba il tridente dei fenomeni, con Messi uomo-assist, più Rakitic e Iniesta, per una Vecchia Signora che ha scontato anche la serata-no di Tevez, Vidal e Pogba, che non puoi regalare a nessuno, figurati al Barça. Fa festa Luis Enrique, fa festa la Catalogna. Per la Juve un’altra finale persa (e fanno, solo in Champions, sei). Applausi ad Allegri, da oggi chiamato a costruire il futuro di questa squadra. Peccato doverlo fare senza potersi specchiare in quella coppa d’argento. Quattro minuti e i catalani sono già in vantaggio, con l’incursione a sinistra di Neymar, acceso da Messi, che porta il pallone in un amen sui piedi prima di Iniesta e poi di Rakitic, che da due passi brucia Buffon. Sublime, ma il rammarico è doppio, perché la Juve era partita bene, con un pressing altissimo che aveva creato qualche imbarazzo ai blaugrana. Che, trovato il vantaggio, si distendono e cercano il colpo del k.o. Che quasi trovano al 13esimo, quando solo un miracolo di Buffon dice no a Dani Alves. Ma la Juve è viva: s’aggrappa a Bonucci e Barzagli, a Pirlo e Marchisio, e aspetta che Pogba e Tevez entrino nel match. Nel frattempo due incursioni di Suarez quasi scrivono la parola “fine” al match: bersaglio mancato di pochissimo. Che l’impressione non fosse sbagliata, lo conferma il gol dell’1 a 1: Lichtsteiner, Tevez e Morata confezionano la fotocopia del gol di Rakitic, e l’ex-madridista mantiene così la promessa fatta ai blancos dopo la semifinale. La curva catalana ammutolisce, l’inerzia è della Juve, che non concretizza un paio di situazioni favorevoli. Giusto il tempo di far riaccendere Messi: tiro, Buffon salva, s’avventa Suarez che infila il 2 a 1. Troppa grazia, onestamente, per i blaugrana in quel momento. E Cakir fa una prodezza quando annulla il 3 a 1 di Neymar, viziato da un fallo di mano. La Juve sbuffa, ci prova, Pereyra prende il posto di un Vidal opaco, Piquet calcia in curva il destro del trionfo. I bianconeri sono sulle gambe quando Llorente entra per Morata a 6 minuti dalla fine. Le ultime occasioni sono per Pereyra e Marchisio: Ter Stegen, dice no. Saranno i suoi guanti, e non quelli di Buffon, ad accarezzarla, la Coppa dalle Grandi Orecchie. Il 3 a 1 di Neymar spegne ogni illusione. Restano negli occhi le lacrime di Pirlo con le bandiere blaugrana che sventolano, nelle orecchie i cori della curva bianconera che ringrazia i suoi eroi mancati.

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Emidio

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