Quando il gup ha letto la sentenza, Martina è scoppiata in lacrime.«Non è giusto, non è andata così», ha sussurrato ai suoi avvocati. Andrea Magnani, il presunto complice degli attachi a base di acido, è rimasto impassibile, lei invece ha capito che era tutto finito e ha continuato a piangere per tutta la lettura del verdetto. Sedici anni di carcere a Martina Levato, 9 anni e 4 mesi a Magnani: questa la condanna con rito abbreviato emessa dal gup Roberto Arnaldi. Stabiliti i risarcimenti in via provvisionale: un milione di euro a Stefano Barbini (a carico solo di Magnani), un milione a Stefano Savi, 50 mila euro a Giuliano Carparelli, 50 mila euro a Antonio Margarito e 100 mila euo ai parenti delle vittime costituitisi parte civile. “E’ stata riconosciuta l’esistenza di un’associazione a deliquere per la banda dell’acido. C’è sodisfazione da parte della Procura, anche se le pene disposte sono inferiori alle richieste”, commenta il pm Marcello Musso. “Ricorreremo in Appello, è una sentenza profondamente ingiusta, un accanimento nei confronti di Martina. Totò Riina dal carcere di Opera se la ride”, replica l’avvocato Alessandra Guarini, legale della Levato. Per l’ex bocconiana, finita in carcere il 28 dicembre 2014 e già condannata a 14 anni lo scorso giugno insieme ad Alexander Boeticher per aver sfigurato l’ex fidanzato Pietro Barbini, l’accusa aveva chiesto vent’anni di carcere, per Magnani quattordici. Il gup ha esluso l’aggravante della crudeltà, confermando invece le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e futili, l’utilizzo di sostanze corrosive. In aula, per il verdetto, è tornato Stefano Savi, sfigurato con l’acido il 2 novembre 2014 per uno scambio di persona. Con lui il padre Alberto Savi, parte civile, mentre Pietro Barbini e’ negli Stati Uniti, a Boston, dove si sta curando.  “Oggi volevo esserci, l’importante è che li condannino anche per l’aggressione nei miei confronti, non mi interessa la pena, interesserà a loro ma non a me”, afferma Savi. “Né Martina, né l’altro mi hanno mai rivolto la parola in aula, ma è meglio così”. Cappellino nero con visiera calcato sulla testa, Savi dice di essere comunque “tranquillo” nonostante cio’ che deve affrontare. “Le mie giornate sono ancora molto faticose. Devo stare quindici ore al giorno con una maschera e posso fare poco”, racconta.  A fine gennaio Savi dovrà sottoporsi a un nuovo intervento e altri dovra’ subirne nei mesi successivi, anche per cercare di recuperare la vista da un occhio che è stata compromessa. Il giovane, secondo quanto ricostruito nelle indagini, e’ stato sfigurato mentre rientrava a casa dopo una nottata in discoteca: ad aggredirlo Martina Levato e il suo amante Alexanbder Boettcher, con la complicità di Magnani, per un tragico scambio di persona. L’obiettivo dei tre sarebbe stato Giuliano Carparelli, che subì poi un tentativo di aggressione il 15 novembre 2014 ma riuscì a salvarsi aprendo un ombrello. Il piano criminale della coppia: colpire i giovani con cui Martina aveva avuto relazioni anche fugaci come “atto di purificazione”. Nell’elenco delle vittime c’è anche Antonio Margarito, che rimase vittima di un tentativo di evirazione da parte di Martina nel maggio 2014. “Si trattava di gesti dimostrativi, che facevo prima di tutto per me stessa ma anche per risolvere la crisi di coppia”, ha spiegato Martina.  “Lo facevo anche per Alex, per dimostrargli che ero in grado di riconquistare la mia dignità”. E anche se l’attacco non è andato a buon fine come quello di Carparelli, racconta, “il solo fatto di averlo eseguito mi aveva dato autostima”. In alcuni interrogatori fiume, l’ex bocconiana ha ricostruito il suo rapporto con Boettcher: “Avevo identificato in Alex l’uomo della mia vita, l’uomo perfetto per costruire una famiglia. Quando ho conosciuto Alex frequentavo altri ragazzi. Nel momento in cui ci siamo fidanzati, per la prima volta ci siamo veramente aperti, dicendoci tutto sulle nostre vite private. Lui mi ha detto che era sposato e io gli ho parlato dei ragazzi che frequentavo”. La relazione ben presto si complica. “Ad Alex non interessavano i nomi ma il concetto. Non erano le persone con cui ero stata ad infastidirlo – ha spiegato Matina – ma l’idea di essere stata con un altro che lo colpiva. Per lui era un vero affronto alla sua virilità, alla sua persona. Io avevo paura di perderlo anche perché mi ero resa conto che avevo in mano la possibilità di crearmi una famiglia ma non riuscivo a tenerla. Per questo continuavamo a litigare. Rispetto Alex perché è il padre del mio bambino, ma non rifarei quello che ho fatto”. La ragazza ha tentato più volte di scagionare Alexander, accusando se stessa e Magnani degli agguati. “Non ho mai visto Boettcher gettare acido contro i miei ex fidanzati”, è la versione di Martina. La sera dell’aggressione a Savi  “ero a casa e non mi ricordo se ci fosse anche Alex ma lui, solitamente, nei weekend andava a casa dalla moglie”. La giovane, diventata mamma ad agosto, ha ricordato il giorno del suo compleanno passato in un ristorante con Alex in riva al mare e poi a ballare, dei suoi rapporti con la madre che si erano incrinati dopo averle espresso il suo desiderio di maternità, delle serate passate al “Divina”, discoteca milanese frequentata sia da Magnani che da Carparelli, fino della decisione di attuare il progeto diabolico per punire i suoi vecchi fidanzati. Tutto “per dimostrare a me stessa e ad Alex che ero in grado di riconquistare la mia dignità e per risolvere la crisi di coppia che nel frattempo si era creata tra noi”.

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Emidio

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