Chi è che vuole che l’atleta non vada a Rio?

Nella conferenza stampa convocata dopo la positività segnalata dalla federazione internazionale, il marciatore dice che non smetterà di lottare per i giochi. Donati dice: “Vendette per il passato”.

Lo stesso atleta riferisce: “Nessuna scusa. Non mi devo scusare con nessuno. Quattro anni fa ho sbagliato, questa volta non ho fatto nessun errore. Sto facendo da un anno e mezzo il contrario per fare il possibile affinché tutto sia trasparente. È la peggior cosa che poteva succedere. Vi posso giurare che si andrà in fondo. Probabilmente qualcuno non vuole che io vada all’Olimpiade. I tempi sono stretti e non so se riuscirò ad andare a Rio. Farò il 100% per chiarire”.

Alex Schwazer non piange come in quella conferenza stampa di quattro anni fa, quella della positività all’epo, è arrabbiato e serio nel raccontare che è stato informato martedì della positività di cui lo accusa la federazione internazionale di atletica. Un controllo fatto a gennaio, risultato negativo, ripreso a maggio e qui positivo per anabolizzanti. Ci tiene a difendere chi ha lavorato con lui: “So che chi è già stato trovato positivo ha poca credibilità, ma voglio dire che Sandro (Donati) ha impiegato la sua vita contro il doping e tante altre persone mi sono state vicine e spero che non siano attaccati anche loro. Io mi sono abituato. Per me non è un problema. Per queste persone abbiate la corretta di pensarci due volte”.
Donati spiega che non abbandonerà Schwazer.

Alex ripete che forse qualcuno non lo vuole a Rio e Donati parla di più persone che hanno attaccato negli anni il suo lavoro sull’antidoping. Si cercherà di anticipare la controanalisi fissata per il 5 luglio. Sono molti i dubbi sollevati da Schwazer e dal suo staff. Fra le prove le decine di controlli sempre negativi degli ultimi sei mesi e il fatto che lo stesso campione risultato positivo per Schwazer era stato prelevato a gennaio dalla federazione internazionale di atletica e risultato negativo a una prima analisi. Si chiederà anche se la tempistica del ricontrollo è abituale. E la domanda finale del marciatore: “Che senso ha prendere questa sostanza, che avevo provato in passato senza successo, quando ho detto che mi potevano controllare 24 ore su 24?”

Sarebbe davvero assurdo per un atleta già trovato positivo al doping e squalificato per esso ripetere lo stesso errore sapendo che potrebbe essere controllato in qualsiasi momento. Ma questa è solo la mia opinione, e io non sono niente ..

 

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Emidio

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