Una leggenda dei Maya racconta che al mondo esistono 13 teschi di cristallo a grandezza naturale, e che quando tutti saranno riscoperti e riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza. La leggenda, però, avverte che ciò accadrà soltanto quando gli uomini saranno sufficientemente evoluti ed integri moralmente… Questa leggenda, tramandata oralmente, ha contribuito alla nascita di un mito, quello dei teschi del “destino”. Cosa c’è di vero? Attualmente sono stati rinvenuti 4 teschi monoblocco in quarzo (o cristallo bianco) perfettamente levigati e con sorprendenti somiglianze al cranio umano: il primo teschio fu ritrovato per caso nell’estate del 1926 nella città di Lubaatun nello Yucatan da Anna, figlia dell’archeologo Mike Mitchell-Hedges. La sua superficie è perfettamente levigata e risalirebbe più o meno a 3600 anni fa. È stato oggetto di numerose indagini scientifiche, fisiche, antropologiche e sociologiche che hanno portato a risultati sorprendenti. Le sue dimensioni sono perfettamente naturali: altezza 13 cm, larghezza 13 cm, profondità 18 cm, peso 5 kg. Esaminata al microscopio, la superficie del Teschio non presenta graffi o segni di qualsiasi utensile; questo suggerisce che l’oggetto sia stato lavorato con lo sfregamento di sabbia. Ma per completarlo, sarebbe stato richiesto il lavoro, da parte di artigiani esperti, assiduamente, giorno dopo giorno, per almeno 300 anni! Un altro si trova tra i reperti esposti al British Museum a Londra. Nel 1936, lo stesso museo chiese di esaminare il teschio trovato da Anna. Il teschio del museo londinese è molto simile al primo. Sempre in grandezza naturale, sempre dal peso di 5 kg ma, per alcuni, meno affascinante, anche se allo stesso modo inquietante. Quello londinese è meno preciso anatomicamente. Qui, i denti sono appena abbozzati. Secondo gli studiosi, questo teschio è d’origine azteca, d’età incerta, ma probabilmente non più antico del XV secolo d.C. (per via della lavorazione accurata del quarzo). Si sa di certo che arrivò a Londra dopo esser passato per mani diverse, ma inizialmente fu portato in Europa dal Messico, da un ufficiale spagnolo. Un terzo teschio appartiene al signor Nick Nocerino, che si recò a Londra nel 1996 per far esaminare l’oggetto dagli esperti del British Museum, e per un eventuale confronto con quello da loro posseduto. In tale occasione ne vennero esaminati 5 e solo 2 risultarono effettivamente opere originali e antiche. I due che risultarono appartenere al nostro passato sono il teschio di Sha-Na-Ra (appunto) e un quarto denominato “Max”, appartenente a JoAnn Parks. Il Teschio di Sha-Na-Ra venne ritrovato dallo stesso Nocerino lungo il Rio Baltha, nel Gerraro del Messico centrale. Che cosa hanno di così speciale? Nessuno ancora ha ben capito come siano stati realizzati, con quali tecniche, da chi e per quali scopi. Il quarzo è il principale costituente del vetro, della porcellana e di altri materiali di uso comune. Per la sua durezza, se ne fanno abrasivi. Ha una grande resistenza al calore e la sorprendente proprietà fisica della piezoelettricità, ossia genera elettricità se sollecitato da una pressione meccanica (la scintilla degli accendini detti “piezoelettrici” è data appunto da questo cristallo). Testimoni ed appassionati sono pronti a giurare su “strani” fenomeni in presenza di tali teschi: alcuni raccontano di aver visto delle luci o degli aloni inspiegabili, di aver udito dei suoni o delle strane fiammelle nelle orbite degli occhi. C’è chi invece ha notato che, osservandoli dall’alto sono delle sorprendenti lenti di ingrandimento. I più fantasiosi li ricollegano al mito di Atlantide, ritenendoli i famosi cristalli narrati da Platone, usati dagli abitanti dell’isola per produrre una grande energia, che secondo la tradizione, gli uomini non riuscirono a domare distruggendo così la leggendaria isola. L’indagine scientifica ha appurato solamente che i cristalli emettono di continuo delle onde elettromagnetiche, siccome il cervello umano fa la stessa cosa, questo spiegherebbe le interazioni che per i ricercatori sarebbero unicamente delle allucinazioni.

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Emidio

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