Se ne va un artista con la A maiuscola. La notizia della morte di Pino Daniele è rimbalzata sui vari social network all’alba, e da allora i messaggi di cordoglio, emozione e incredulità si sono moltiplicati. Pino Daniele aveva una malattia curata dall’età di 27 anni, era cardiopatico, era stato sottoposto a diversi interventi di angioplastica, il dottore che lo teneva in cura ha dichiarato che la fine “non è stata una sorpresa, ma proprio grazie agli interventi e procedure effettuati ha potuto vivere fino alla soglia dei sessanta anni” Pino Daniele avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo, un infarto se l’è portato via, il dolore da parte di tutto il mondo della musica e non è immenso per la perdita di un icona della musica italiana e internazionale. L’artista ha accusato un malore ieri sera mentre si trovava nella sua casa toscana, un podere isolato nelle campagne tra i comuni di Magliano e Orbetello (Grosseto), in Maremma. Intorno alle 21.15 è stato anche chiamato il 118 che, spiega la Asl di Grosseto, ha inviato un’ambulanza con un medico che però, prima di arrivare, è stata fermata quando si trovava non lontano dall’abitazione. Il cantautore ha infatti chiesto alla compagna di farsi portare in auto all’Ospedale S. Eugenio di Roma, lì lavora il suo cardiologo di fiducia. Un tragitto lungo circa 120 chilometri. Pino Daniele “è giunto cadavere al Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Eugenio di Roma” ha detto il medico, Achille Gaspardoni, Direttore UOC di Cardiologia . “Sono state fatte tutte le manovre di rianimazione – ha aggiunto – ma era già morto”.  I funerali del cantautore napoletano Pino Daniele si svolgeranno mercoledì mattina alle 12 al Santuario del Divino Amore a Roma. Lo riferisce padre Renzo, sacerdote amico di famiglia che officerà la messa, lasciando l’obitorio dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. “E’ stato scelto il Santuario – spiega padre Renzo – perché è molto grande e può accogliere numerose persone. E proprio il giorno del funerale nella sua Napoli sarà proclamato il lutto cittadino, secondo quanto ha reso noto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, le bandiere saranno esposte a Palazzo San Giacomo, sede del Comune, e in via Verdi, nella sede del palazzo del Consiglio Comunale. Pino Daniele aveva cambiato il corso della musica napoletana, riservandosi un posto nella storia di una tradizione tanto cruciale nella nostra cultura: le aveva tolto la polvere e le crinoline, e l’aveva restituita al presente, contaminandola con il rock, il blues, il jazz, in un crogiuolo di ispirazioni che avevano al centro la sua espertissima e mirabile chitarra e la voce carica di vibrazioni napoletane e soul.  Per Napoli era un simbolo, un idolo indiscusso, una bandiera come lo era stato Massimo Troisi, pure lui tradito dal cuore, per il quale tra l’altro aveva composto ben tre colonne sonore. Ma era un simbolo anche per la canzone d’autore italiana e internazionale, della quale rappresentava un punto di forza innegabile, pur con gli alti e bassi che avevano segnato l’ultima parte del suo percorso artistico. Fortissimo era stato l’impatto delle sue prime opere, in un’Italia che grazie a lui riscoprì la capacità di ritrovare e rinnovare le radici musicali. I primi album, “Terra mia” del ’77, “Pino Daniele” del ’79, “Nero a metà” dell’80 che era da poco tornato a celebrare, “Vai mo’” dell’81, contenevano perle assolute come “Napule é” e “Terra mia”, la giocosa “Tazzulella ‘e café”, “Je so’ pazzo”, “Quanno Chiove”, “Yes I Know my Way”, ma decine di altri suoi brani, nel corso della carriera, sono diventati colonne sonore del nostro paese e non soltanto, vista la popolarità acquisita fra i grandi musicisti della scena internazionale, con i quali amava collaborare e che portava con grande orgoglio sulle scene dei suoi concerti.

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Emidio

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