Ambulatori chiusi domani per lo sciopero dei medici e dei pediatri di base. I camici bianchi incroceranno le braccia garantendo solo le urgenze e le visite prenotate a pazienti cronici. Per un giorno, insomma, niente visite e ricette, contro “la scomparsa della figura del medico di famiglia”. Protestano “contro il mancato rinnovo della convenzione per la categoria e anche contro “l’atteggiamento delle Regioni, che vogliono distruggere il Servizio sanitario nazionale”. Consideriamo “a rischio la stessa sopravvivenza della figura del medico di base, per questo è partita la campagna ‘Io non vado col primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io‘ per dire ‘No’ all’ “abolizione del medico di famiglia”, spiega il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo. E’ infatti proprio questa la prospettiva “inevitabile e che si realizzerà nei fatti a causa delle politiche delle Regioni, mirate –  aggiunge Milillo – a limitare la professionalità e libertà del medico nel suo rapporto di fiducia con i pazienti e guidate solo da criteri economicistici e di bilancio”. “Paradossalmente, spiega, si arriverà al punto in cui a ‘curare’ il paziente sarà il burocrate regionale che, imponendo limitazioni a tavolino, impedirà al medico di esercitare liberamente la propria professione nell’interesse del paziente – dice MIlillo – .Magari il medico riterrà necessario prescrivere un numero X di esami e farmaci, ma sarà costretto a prescriverne solo alcuni per i limiti di bilancio imposti, e gli altri dovrà pagarseli il cittadino”. Tutto ciò a fronte dello stallo delle trattative per il rinnovo della convenzione della categoria con il Servizio sanitario e “nessuna convenzione – spiega ancora la Fimmg – significa nessuna garanzia per la libertà di scelta del cittadino e per la libertà di curare del medico, significa impossibilità di sanzionare la parte regionale eventualmente inadempiente nei confronti dei medici e dei diritti dei cittadini e significa non riorganizzare la Medicina di famiglia secondo criteri di migliore corrispondenza con i bisogni dei cittadini”. Rivendicazioni che non hanno nulla di economico: “La Fimmg non chiede, in questo particolare momento del Paese, aumenti di stipendio per i medici, ma che i professionisti siano messi nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie capacità assistenziali”, precisa Milillo.

Domani quindi gli studi saranno chiusi dalle 8 alle 20, ma verranno garantite le urgenze (visite domiciliari urgenti, assistenza domiciliare integrata). Si fermeranno anche i medici di continuità assistenziale (l’ex guardia medica) dalle 20 alle 24, garantendo le urgenze. “Mobilitazioni e sciopero – conclude Milillo – sono l’unica strada percorribile in un momento in cui sembrano in discussione le coperture dei servizi essenziali, tra cui la sanità”.

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Emidio

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