Il ribelle se n’è andato. aAvrebbe compiuto 60 anni ad aprile. È arrivata questa mattina la notizia della scomparsa di Roberto ‘Freak’ Antoni, leader e storico fondatore degli Skiantos, il leggendario gruppo demenziale che fu l’interprete musicale del ’77 bolognese, che ne incarnò più di ogni altra cosa lo spirito irriverente, iconoclasta e punk. Era ricoverato nell’ospedale di Bentivoglio, in provincia di Bologna. L’ultima volta che si è esibito in concerto è stato il 29 dicembre scorso all’American Soul di Offida, in provincia di Ascoli Piceno. La notizia lascia sgomento ed amaro in bocca, nonostante da tempo si fosse a conoscenza della sua malattia: il suo amore così tenace per la vita lo aveva spinto a continuare a salire sul palco a dispetto dei numerosi interventi che lo avevano fiaccato. Nel corpo, ma non nell’anima. Tanto che tutti attendevano con ansia una futura reunion del gruppo. Era pace fatta ormai tra Roberto e i suoi compagni di sempre, dopo la separazione il 12 aprile 2012 e la nuova strada musicale che Freak aveva intrapreso come solista e a fianco della compagna, la pianista Alessandra Mostacci. I messaggi di cordoglio affollano in queste ore il web. Roberto Antoni avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 16 aprile: con lui Bologna perde un pezzo della sua storia, quella più bella, più viva e insieme tragica, quella del ’77, della contestazione studentesca, delle radio libere e della fantasia al potere. I concerti degli Skiantos ne diventarono fin da subito il rituale dionisiaco e liberatorio, tra lanci di verdura e spaghetti cucinati sul palco. Il loro stile ironico e surreale li fece immediatamente diventare un gruppo di culto: la sottile intelligenza di Freak e la sua ironia sempre sul filo della malinconia lo avevano portato a diventare amico di altri grandi bolognesi dell’epoca, da Gianni Celati col quale si era laureato al Dams nel 1978 con una tesi sui Beatles, ad Andrea Pazienza. Nel 2001 aveva partecipato a Paz!, il film di De Maria dedicato al grande fumettista. Nel 2012 dopo 35 anni lo scioglimento burrascoso all’apparenza, con il gruppo, anche se il legame con i suoi compagni di avventura non si era mai realmente spezzato. Negli ultimi tempi si era avvicinato alle pratiche spirituali e alla lettura di Osho, di cui aveva proposto alcuni brani durante i suoi spettacoli. Ne apprezzava il sentimento di lievità verso la morte: “La vita è spesso superficiale e bellissima, noiosa, tragica”, aveva detto in un’intervista qualche tempo fa. “Ne siamo dipendenti, succubi. La ricerca di un senso alla nostra esistenza trova compimento solo di fronte alla morte: Osho ci insegna ad entrare in essa danzando, perché la morte, alla fine, non esiste”.

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Emidio

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