Michele Buoniconti è stato condannato a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste e l’occultamento del cadavere. La sentenza è stata letta nel pomeriggio in aula dal giudice Roberto Amerio che ha accolto la richiesta del pm Laura Deodato. Buoninconti ha lasciato il tribunale di Asti dribblando i numerosi giornalisti che hanno atteso per tutto il giorno la sentenza fuori dall’aula 1. Scortato dalla polizia penitenziaria sta facendo rientro al carcere di Verbania, dove è detenuto nella sezione riservata agli ex appartenenti alle forze dell’ordine. Buoninconti era infatti un vigile del fuoco. «Riteniamo che il reato non ci sia stato per cui ci aspettavamo l’assoluzione. Aspetteremo i 30 giorni per leggere le motivazioni”. Così il legale di Michele Buoninconti, Enrico Scolari, in collegamento dal tribunale di Asti con ’La vita in diretta’ in onda su Rai1, commenta la sentenza che ha condannato il suo assistito a 30 anni di carcere per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere della moglie Elena Ceste. “Buoniconti sperava che venisse riconosciuta la sua innocenza, lo avevamo avvisato” di non essere ottimista perché “è un processo complicato”. Il suo assistito, ha aggiunto l’avvocato, ha “la lucida convinzione che quel delitto non lo ha commesso e che combatterà per l’assoluzione. «Non si renda complice di un’ingiustizia»: così Michele Buoninconti si è rivolto al giudice Roberto Amerio concludendo il suo intervento. Era la prima volta che il vigile del fuoco accusato di omicidio della moglie Elena Ceste parlava in un’aula di tribunale. «Elena è morta per una tragica fatalità, sono vittima di un errore giudiziario. Sono innocente». Così aveva detto poco prima Buoninconti che ha letto quattro pagine. Nel testo anche un passaggio della Bibbia, la storia di Susanna che è costretta a sottostare al volere di due giudici, e si è commosso quando ha ricordato i figli «sono nove mesi che non li vedo». Il giudice Amerio si è poi ritirato in Camera di consiglio: la sentenza è attesa nel tardo pomeriggio. Michele Buoninconti è arrivato stamattina alle 7 in Tribunale con un largo anticipo, per dribblare i fotografi e i cronisti; ha chiesto agli agenti della polizia penitenziaria di tutelare la sua privacy nel momento più difficile della sua vita. Il giudice Roberto Amerio ha concesso per la prima volta il permesso per un colloquio in carcere a partire da domani all’amico-sostenitore Sandro Caruso che, da mesi, ha costituito un gruppo di sostegno e di solidarietà. Come avevano anticipato i suoi legali, Enrico Scolari e Giuseppe Marazzita, Buoninconti rilascerà una breve dichiarazione, al termine delle repliche di pm e avvocati, un attimo prima che il giudice si ritiri in camera di consiglio. Un testo già scritto, in cui ribadirà, con parole sue, la propria innocenza. Ora il pm Laura Deodato che, nella scorsa udienza ha chiesto 30 anni di carcere, ha iniziato da circa un’ora il suo intervento; poi seguito dalla parte civile, Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia, e infine, dalla difesa. La sentenza è attesa nel pomeriggio. Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia, gli avvocati di parte civile, hanno chiesto l’acquisizione del testo di un’intervista rilasciata a Mattino5 in cui Michele Buoninconti, alla domanda se avesse mai tradito la moglie Elena Ceste, aveva risposto mai chiudendo con la frase “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito”. Ma risulta dalle indagini del pm Laura Deodato che Buoninconti ebbe una relazione con una donna nel settembre del 2014, quando ancora il cadavere di Elena, scoperto il 18 ottobre, non era stato stato ritrovato. Dunque, deduce la parte civile, l’imputato era perfettamente consapevole che la moglie era morta da tempo proprio perchè era stato lui stesso ad ucciderla. Durante i pochi interrogatorio da lui sostenuti in tempi diversi, Buoninconti ha sempre sostenuto di aver mai avuto relazioni extraconiugali, sino a quando non si ritrovo da solo, dopo la scomparsa di Elena, il 24 gennaio 2014.

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Emidio

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