Un sindaco, costretto dalla prefettura a firmare un’ordinanza, che si autosospende dal suo partito, il Pd, a sua detta inerme: e con lui i consiglieri di maggioranza e tutto il circolo cittadino. In mezzo, il futuro di 200 migranti accampati in città in attesa di riuscire a passare la frontiera, che potrebbero presto essere sgomberati per conseguenza di quell’ordinanza. È bufera a Ventimiglia, dove è in corso una nuova emergenza migranti e il primo cittadino Enrico Ioculano è ancora una volta solo a gestire la situazione: al centro del dibattito il campo profughi nato spontaneamente, lungo le sponde del fiume Roya, in centro città, dove dormono ormai oltre 200 migranti respinti dalla Francia. In mancanza di alternative, i migranti si sono organizzati come hanno potuto, con l’aiuto di volontari e attivisti No Borders, con tende e una cucina precaria (si mangia una volta al giorno, quando il cibo c’è), senza servizi. Le condizioni dell’accampamento secondo le istituzioni non sono accettabili: prefettura e procura, però, hanno fatto sapere che non può essere l’ordine pubblico il motivo dello sgombero. Scaricando di fatto la responsabilità sul sindaco e chiedendo una sua ordinanza di sgombero per motivi sanitari. Il tutto a meno di un mese dalla visita del ministro Angelino Alfano, che con la chiusura del centro di accoglienza accanto alla stazione e il ‘piano’ di allontanare con la forza i nuovi migranti che fossero arrivati, aveva sbandierato la soluzione del caso Ventimiglia. Non aveva calcolato che il flusso migranti, in arrivo qui come al Brennero da tutta Italia per tentare di espatriare, continua e anzi aumenta. Senza spaventarsi davanti alle minacce politiche. “Siamo da capo – si sfoga Ioculano – e ora chiedono a me di prendermi tutta la responsabilità e firmare quell’ordinanza. Se la firmo avrò rimorsi di coscienza, perché questi ragazzi dove vanno? Dove li vogliamo portare? Ma se non lo facessi cosa dico ai miei cittadini esasperati? Il clima in città è teso”. Per questo il sindaco ha chiesto aiuto al governo e al Pd, facendo appello ai ministri che portano i suoi stessi colori politici. “Ma da giorni, anzi da un anno, rimandano le risposte, si negano, nessuno si prende la responsabilità di lavorare su Ventimiglia. Abbiamo bisogno di aiuto, dobbiamo capire come muoverci, se aprire un nuovo centro di accoglienza. Non possiamo gestire tutto da soli”. Dal governo e dal partito, però, ancora silenzio. E allora in questo imbuto d’Italia, in quest’altra Lampedusa sulla rotta dei migranti, Ioculano ha deciso di gridare che non ci sta. Si è dimesso dal Pd, e con lui consiglieri e circolo, la vecchia sezione di Ventimiglia, dove l’altra sera si è discusso della questione e il sindaco ha espresso tutta la sua rabbia.
Servirà ad attrarre finalmente l’attenzione su Ventimiglia? “Per ora so solo che i rapporti della Asl mi dicono di firmare quell’ordinanza. Cosa devo fare?”.

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Emidio

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