Era prono, accasciato a pancia in giù, ai piedi gli stivaloni antipioggia, in mano un bastone, di quelli che servono durante le camminate in montagna. La perfetta tenuta del cercatore di funghi. Giuseppe Ghirardini, l’operaio cinquantenne della fonderia di Marcheno scomparso mercoledì, sei giorni dopo la sparizione del suo titolare, ieri è stato trovato morto. Un decesso all’apparenza per cause naturali. L’addetto ai forni della Bozzoli srl, uno dei tre dipendenti presenti in fabbrica la sera di giovedì 8 ottobre alle sette, quando uno dei titolari Mario Bozzoli è sparito nel nulla, era tra i boschi di Ponte di Legno, in un canalone vicino a un torrente.  A scoprirlo alle 14,30 è stata una squadra del soccorso alpino in località Case di Viso, a un’ora e mezza di passeggiata dal luogo in cui aveva posteggiato la sua Suzuki Vitara marrone rinvenuta venerdì sera e ora nelle mani del Ris. A stroncarlo sembra essere stato un malore. La prima ispezione sul cadavere non avrebbe rivelato segni di violenza evidenti. I carabinieri non si sbilanciano aspettano che a parlare sia l’autopsia. Ma nel frattempo la vicenda della fabbrica del mistero, con due scomparsi nel giro di sei giorni, non smette di riservare colpi di scena, arricchendosi di un nuovo capitolo del quale non è ancora chiara la conclusione. Davvero Ghirardini è vittima inconsapevole di uno sconcertante incastro di coincidenze ed era uscito da casa solo in cerca di porcini? Oppure è sparito perché aveva delle informazioni che sono morte con lui? I familiari si scagliano contro chi sospetta che l’uomo si fosse dileguato perché in qualche modo coinvolto nella scomparsa del suo principale. «Conoscendolo era andato a godersi quegli splendidi posti per godersi la montagna e basta – assicura una nipote, Francesca Ronchi -. Ne ha approfittato visto che la fabbrica era chiusa (da martedì è sotto sequestro probatorio, ndr) -. Non perdeva un giorno di lavoro. Era molto provato da quanto accaduto al datore di lavoro, lo stimava molto». Il pm Alberto Rossi e i carabinieri si trovano di fronte a un rompicapo. Ghirardini si era allontanato da casa mercoledì proprio il giorno in cui avrebbe dovuto essere riascoltato la seconda volta in merito alla serata in cui Mario Bozzoli alle 19,15 aveva chiamato la moglie («Mi cambio e arrivo») e poi era scomparso. L’industriale a casa non ci è mai arrivato, è come se si fosse volatilizzato. La sua Bmw X5 non ha mai lasciato il parcheggio dell’azienda di via Gitti. Gli abiti erano appesi nello spogliatoio. In fabbrica gli operai di turno, Ermes Maggi, il senegalese Abu e appunto Ghirardini, l’addetto ai forni, hanno detto di non avere visto nulla. L’uomo martedì scorso aveva peraltro fatto da guida a Patrizia Scalvi, l’avvocato al legale della famiglia Bozzoli, la moglie Irene e i figli Claudio e Giuseppe, che si era recata in fabbrica per un sopralluogo e sollecitare. «Sì, in teoria una persona può essere spinta lì dentro» aveva risposto impassibile all’avvocato che gli chiedeva conto del terribile sospetto legato alla sparizione dell’imprenditore. Mercoledì mattina Ghirardini voleva uscire per una battuta di caccia poi sfumata per il maltempo. All’alba ha pubblicato su Facebook alcuni oscuri messaggi («Guardati bene le spalle sempre, le pugnalate arrivano da chi meno te l’aspetti») si è messo al volante della sua auto e ha imboccato la strada per la Valcamonica. A Marcheno, però, non è più tornato e.

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Emidio

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