L’ostaggio italiano Giovanni Lo Porto, scomparso nel gennaio 2012, è rimasto ucciso nel corso di un raid americano contro al Qaida nel gennaio scorso, al confine tra Pakistan e Afghanistan. Lo rende noto la Casa Bianca. Nell’operazione è rimasto ucciso anche un ostaggio americano, Warren Weinstein. Lo Porto, palermitano, era stato rapito da Al Qaeda nel gennaio 2012, tre giorni dopo il suo arrivo in Pakistan, dove era al servizio di una ong tedesca che costruiva case per le vittime di alluvioni. Weinstein, 73 anni, residente nel Maryland, era stato sequestrato a Lahore nel 2011 ed era poi apparso in due video diffusi dai suoi rapitori, l’ultimo nel 2013. In una conferenza stampa, il presidente ha detto di aver espresso le condoglianze alle famiglie dei due ostaggi, tragicamente uccisi in un’operazione anti-terrorismo statunitense. “Warren e Giovanni – ha aggiunto – erano operatori umanitari in Pakistan: lavoravano per migliorare la vita della popolazione pakistana”. Ha inoltre riferito che non vi erano informazioni a segnalare la presenza degli ostaggi in quel compound. «Ho parlato ieri col primo ministro italiano Matteo Renzi» dell’uccisione dell’ostaggio Giovanni Lo Porto. “Voglio esprimere le più profonde condoglianze alla famiglia di Giovanni Lo Porto e a quella di Warren Weinstein”. «Oggi è un giorno in cui si rafforzano i legami tra Stati Uniti e Italia, due Paesi che condividono gli stessi valori. L’impegno di Lo Porto riflette l’impegno nel mondo dell’Italia, nostra alleata e amica». Obama ha quindi ricordato la figura di Giovanni Lo Porto, un uomo che ha prestato servizio dal Centrafrica ad Haiti e – ha sottolineato il presidente americano – si era innamorato del Pakistan, convinto che la sua attività potesse fare la differenza per tante persone in quel Paese. Le autorità americane pagheranno un risarcimento ad entrambe le famiglie dei due ostaggi di al Qaida uccisi in un raid Usa, l’italiano Giovanni Lo Porto e l’americano Warren Weinstein: lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, senza al momento dare altri dettagli in proposito. Giovanni Lo Porto era stato a Palermo a trovare i suoi familiari appena dieci giorni prima del sequestro. La sua famiglia vive al piano rialzato di una palazzina di via Pecori Giraldi, nel quartiere Brancaccio alla periferia est di Palermo. Una strada tristemente nota: fu lì che nel ’79 il capo della Mobile Boris Giuliano, prima di essere massacrato dalla mafia, scoprì il nascondiglio dell’allora latitante Leoluca Bagarella. Il padre di Giovanni Lo Porto, Vito, lavora a Pistoia con uno dei cinque figli. Gli altri tre vivono in città, come la madre Giuseppa. L’unico ad andare lontano dalla Sicilia era stato proprio Giovanni, una laurea, un master a Londra, con una grande passione per il suo lavoro di cooperante che l’aveva portato anche in Africa e ad Haiti. Quando Giovanni Lo Porto fu sequestrato la famiglia preferì non rilasciare alcuna dichiarazione, chiedendo ai giornalisti di rispettare il loro dolore.

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Emidio

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