E adesso per il Napoli si fa dura, anzi durissima, non impossibile ma quasi: a Udine i Sarri’s perdono la testa, cadono 3-1 e non riescono quindi a rispondere all’allungo della Juventus, vittoriosa 1-0 nel secondo anticipo del sabato sul Empoli e ora a +6. Un distacco che, a 7 giornate dalla fine dei giochi, è qualcosa di molto simile a una sentenza. Insomma: a meno di ribaltoni improbabili la rincorsa scudetto finisce qua, fra i seggiolini nuovissimi e coloratissimi della Dacia Arena, e davanti ad almeno duemila tifosi campani ammutoliti. L’Udinese ha meritato il successo e ora ha scacciato quasi definitivamente lo spettro retrocessione: 34 punti, ancora 3-4 ed è fuori pericolo del tutto. Merito anche di un brutto Napoli, distratto, nervoso e pasticcione, che nella ripresa, sotto solamente 2-1, è apparso quasi rassegnato alla fine dei giochi. Il terzo gol è stato una conseguenza ovvia. Ma la scena madre della partita, quella che resterà scolpita e che in qualche modo rischia di diventare l’immagine stessa, il simbolo involontario, della lunga rincorsa fallita del Napoli, è la rabbia feroce e inarrestabile di Gonzalo Higuain che a un quarto d’ora dalla fine, con i suoi sotto ormai 3-1, si è fatto espellere per doppia ammonizione dopo un calcio a Felipe. Già nervosissimo, l’argentino è andato su tutte le furie tanto che è dovuta intervenire mezza squadra per (provare a) tranquillizzarlo. Quasi una crisi di nervi, la sua: è arrivato addirittura a spingere al petto l’arbitro Irrati di Pistoia. Ne è nata una mezza rissa, sedata a fatica. Il Pipita salterà almeno la sfida di domenica al San Paolo contro il Verona ma la squalifica si preannuncia più lunga. La partenza del Napoli è scioccante, al 14’ l’Udinese è avanti grazie a un calcio di rigore di Bruno Fernandes che Gabriel – titolare al posto dell’infortunato Reina – sfiora solamente. Ma l’errore è prima: irruzione in area di Badu, spallata evitabile e vistosa di Koulibaly che lo abbatte costringendo l’arbitro Irrati a indicare il dischetto. Lo svantaggio è una botta, il Napoli fatica a ripigliarsi e ancora Fernandes va a tanto così dal raddoppio con una legnata da fuori area, palla stavolta alta di una spanna. Il 4-3-3 di Sarri per qualche minuto arranca, le tre punte sembrano farsi impacchettare dalla difesa a 3 di De Canio che in realtà con i raddoppi tattici diventa a 5: Widmer e Armero scendono sulla linea dei tre centrali, creando una trincea vera e propria. Che però viene superata al 24’ dalla magia numero 30 di Higuain (in 31 gare): stavolta l’argentino segna con un gran destro di prima intenzione dal limite su una palla vagante. Il duello si accende, e nel giro di pochi minuti succede di tutto: al 26’ altro rigore per l’Udinese (fallo di Ghoulam su Widmer) ma stavolta Fernandes cambia lato e si fa respingere la conclusione da Gabriel, che neutralizza anche la respinta successiva di Felipe. Si scaldano gli animi, Sarri alza la voce e si fa cacciare: è la quarta volta che succede in stagione. Ma prima dell’intervallo altra scena madre: retropassaggio agevole di Ghoulam a Gabriel che cincischia e si fa sgraffignare la palla da Zapata, che la mette in mezzo all’area ancora per Fernandes che in rovesciata fa 2-1 nel minuto di recupero. Un erroraccio, quello del portiere brasiliano di proprietà del Milan, che potrebbe decidere il campionato. Anzi, forse lo ha già deciso. La doccia gelatissima prosegue nella ripresa quando al 13’ l’Udinese fa 3-1: galloppata ancora di Widmer sulla destra, cross per Thereau che con la punta del piede in acrobazia fa esplodere lo stadio. Saltano i nervi, Higuain si accapiglia con Felipe e, causa seconda ammonizione, finisce sotto la doccia. Servono tre compagni per tenerlo fermo. Un brutto finale dopo una stagione splendida. Certo, restano ancora 7 partite, quindi 21 punti. L’aritmetica, almeno quella, dice che non tutto è perduto. Con un altro Napoli, forse. Con questo, è già finita.

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Emidio

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