A pochi chilometri da Parma sorge il castello di Bardi che domina l’omonimo borgo. La sua bellezza e imponenza sicuramente sono due caratteristiche che colpiscono l’occhio di chi vede questo castello per la prima volta, aiutato anche dalla sua posizione. Il primo pensiero che viene in mente vedendo questa fortezza dopo averne notato la bellezza e l’imponenza è la sua inespugnabilità, come se si ergesse da guardiano che si mette a scrutare l’orizzonte. Inoltre questo castello ha mantenuto la sua integrità strutturale e, grazie anche alla sua storia, è avvolto da un atmosfera che sembra di tempi andati: tutto appare come se si vivesse ancora nell’antico medioevo. La rocca è un edificio molto complesso e fortemente articolato, fatto per intero in pietra e cresciuto nel corso degli anni intorno alla mole del mastio. Mura scarpate lo circondano per intero ed è dotato di un cammino di ronda. Il cammino di ronda è un camminamento rialzato che era nascosto dietro le merlature del castello. Dato che le prime fortificazioni avevano altissime mura ed era quasi impossibile proteggersi dagli attacchi da terra fu inventato questo cammino di ronda. In pratica era un passaggio dove i soldati controllavano le zone circostanti dall’alto delle mura, protetti dall’esterno o da un parapetto o dalle merlature, avendo così una posizione vantaggiosa nei confronti degli assalitori e rendendo semplice il lancio di oggetti vari e lo scocco delle frecce. Nel castello di Bardi questo cammino è percorribile per intero ed ha una forma irregolare che segue la conformazione dello sperone roccioso. L’inizio della sua costruzione si può datare verso il IX secolo e il suo primo proprietario fu Berengario del Friuli. Nel tempo è stato ristrutturato. Questo non ha impedito all’edificio stesso di conservare un alone di drammaticità e di mistero che è accentuato da un tragico ma allo stesso tempo romantico dramma d’amore.

Questa storia la possiamo collocare in un periodo di tempo che si mette tra il XV ed il XVI secolo. Era un periodo dove battaglie sanguinarie tra le varie e opposte locali signorie erano all’ordine del giorno, quasi fosse normale. Questi cruenti scontri si succedevano praticamente senza interruzione anche se a volte poteva intromettersi un raro e fugace momento di pace. Ed è proprio in una di queste brevissime pause dalla guerra che nasce la nostra storia d’amore e di morte. Moroello, che era un intrepido comandante della guarnigione che doveva difendere la fortezza dagli attacchi dei nemici, si innamorò della bella giovane Soleste. La fanciulla era la giovane figlia del castellano e ricambiava l’amore per il valoroso guerriero. Purtroppo, com’era costume dell’epoca, essa era stata già promessa in sposa ad un feudatario vicino: tale matrimonio combinato e di convenienza avrebbe portato nuove terre alla famiglia e una robusta alleanza. L’unica che non osteggiava questa tenera storia d’amore era la balia della giovane che li aiutava ad incontrarsi e a stare insieme quando era possibile. La sfortuna però stava mettendo il suo zampino accanendosi sui due amanti. Moroello, che doveva difendere i confini dello Stato, partì con i suoi soldati: era preparato per una terribile battaglia contro un nemico feroce che avrebbe messo in serio pericolo il castello e i suoi abitanti. Soleste ogni giorno doveva salire il mastio della fortezza e rimanere in costante attesa: da lì poteva con lo sguardo spaziare e tenere d’occhio le due vallate e attendere il ritorno dell’amato. I giorni volarono e le settimane si susseguirono quando all’improvviso la giovane Soleste, che era in trepidante attesa, scorse in lontananza degli uomini a cavallo che si stavano avvicinando al castello: non riuscì però a distinguerne i colori. Man mano che si avvicinavano però con suo grande stupore riconobbe quello che non avrebbe mai voluto vedere: i colori degli stemmi erano quelli del nemico e iniziò ad avere una tremenda paura. I cavalieri erano arrivati dove i torrenti Ceno e Noveglia confluiscono ed è lì che Soleste ne ebbe la conferma: erano i nemici e non i colori dei Landi, i difensori del castello. La ragazza emisei un urlo nel suo cuore perché capì che il suo amato Moroello era stato sconfitto e non sarebbe più tornato. A quel punto si sentì completamente indifesa: il suo amato era morto e il castello era nelle mani dei nemici che sicuramente l’avrebbero uccisa o peggio, tenerla come prigioniera a vita.

Consapevole di tutto questo si gettò dal mastio nel vuoto. Ma è qui che il destino o la sfortuna, chiamatela come volete, ci mise la sua mano infingarda: i soldati che la giovane vedeva avvicinarsi in realtà non erano i nemici ma quelli del suo amato Moroello che indossavano i colori degli sconfitti come ultimo sfregio. Moroello, che era a testa di questi soldati, ordinò di alzare i vessili nemici per evidenziarne la bruciante sconfitta non immaginando assolutamente che questo insano gesto avrebbe provocato il suicidio della sua amata Soleste. Arrivato al castello Moroello corse subito in cerca della sua Soleste ma trovò solo la balia della giovane che gli riferì l’accaduto: la dolce fanciulla si era suicidata perché aveva creduto che il suo amato era stato sconfitto e quindi era morto. Moroello, pieno di sensi di colpa e disperato per la morte della sua amata, decise di porre anche lui fine alla sua vita: senza la sua amata che vita sarebbe stata??? Emise un urlò agghiacciante e si gettò dagli spalti della Piazza d’armi. Il triste epilogo di questa storia d’amore che fonda le sue radici in epoca remota ha dato inizio a una delle più grandi sfide paranormali che tuttora da filo da torcere agli esperti del settore perché sfida la logica e la ragione.

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Infatti la base del mastio da diversi anni ad oggi è soggetta a studi e ricerche notturne molto sofisticate con apparecchiature elettroniche da parte di ricercatori italiani e anche stranieri: la vicenda appassiona molto gli esperti di questo genere. Nel corso dei vari secoli il fantasma del valoroso cavaliere Moroello è apparso vicino al mastio stesso a volte seguito da una triste e sommessa melodia. Però, negli ultimi anni, questi avvistamenti fatti da parte sia di visitatori del luogo che dai vari ricercatori del Dipartimento di Ricerca del Centro Studi Parapsicologici di Bologna, sono aumentati. Addirittura quest’ultimi sono riusciti a fotografare il fantasma del cavaliere con una termocamera sofisticatissima e hanno di conseguenza allestito una mostra su questa presenza nel castello stesso. Questo giovane soldato è visto come una chiara figura di un cavaliere con la sua armatura accompagnato da tristi melodie. La vicenda della foto al fantasma inizio quasi 20 anni fa nel 1995 quando due giornalisti del giornale di Parma, Gianni Santi e Daniele Kalousi, se ne interessarono dopo una serie di segnalazioni. Decisero di pernottare entrambi all’interno della fortezza e fotografarono una specie di figura lattiginosa, dalla forma instabile che si materializzò alle loro spalle. La storia ebbe un eco ridondante e andò in onda nelle principali televisioni italiane e Daniele Gullà, un appassionato del genere, fece a sua volta una foto (col famoso sistema termico sopracitato) ad un cavaliere che stava a ginocchioni, chinato. Naturalmente come c’era da aspettarsi in questi casi si aprì un caso su chi credeva e che la trovava solo un modo per farsi pubblicità. Le ricerche andarono e sono andate avanti nel tempo senza però avere certezze e ciascuno è rimasto della propria idea iniziale. Comunque esperti o no ci sono molti appassionati del genere che rimangono affascinati dalla triste storia di questo cavaliere e, a distanza di anni, vengono a visitare il castello solo per “vedere” il fantasma del giovane che si aggira intorno all’eterna ricerca della sua amata, in modo da  da potersi ricongiungere a lei e vivere per sempre la loro storia d’amore. La cosa che colpisce me sta nel fatto che ci sia solo il fantasma del giovane e non della fanciulla, anche se è stata lei la prima a morire. Azzardo un ipotesi: si manifesta solo il fantasma di Moroello perché è per colpa sua che la sua amata si è suicidata e questo non lo fa stare in pace nemmeno da morto. Ed è per questo che da fantasma è alla continua ricerca del suo amore non solo per passare “tutta la vita” con lei ma per redimersi del suo insano gesto. Chi conosce la materia di queste apparizioni infatti sa che di solito i fantasmi sono nati da persone che in vita hanno avuto un’anima tormentata, tormento che nemmeno la morte è riuscita a calmare. Che sia così o no comunque questa storia è molto affascinante e tragica allo stesso tempo: varrebbe la pena di fare un giro per andare a vedere il luogo dove questi due amanti hanno vissuto la loro storia d’amore finita in tragedia. Se non vedrete il fantasma visiterete dei luoghi bellissimi rimasti come immobili nel tempo.

 

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Emidio

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