Oggi ritorniamo a casa, alla nostra amata Italia. Aggiungeremo un tassello al puzzle dei fantasmi nei castelli d’Italia. Il castello che “visiteremo” in questo 8 dicembre, festa dell’Immacolata, è quello di Valsinni, nella provincia di Matera che fu la dimora della poetessa petrarchista Isabella Morra. Esso fu edificato probabilmente su una già esistente fortificazione longobarda, verso i primi anni dopo il 1000. Benedetto Croce scrisse nel suo libro, “Isabella Morra e Diego Sandoval de Castro”, che le origini del maniero risalivano ad un Castrum Romano posto a difesa dell’ultima chiusa sul fiume Sinni, che da quel punto in poi si apre verso il mar Jonio. La notorietà e il valore storico di tale castello si deve alla fama della poetessa che vi nacque, verso il 1520, e vi terminò la sua breve vita. Il castello con il feudo di Favale (attuale Valsinni) era giunto ai Morra, potente famiglia di origine irpina, tramite Menocca Vivacqua di Oriolo, verso gli inizi del 500. Essi ne furono i feudatari, con alterne vicende, per circa 140 anni, fino al 1638. Dal 1921 il castello è di proprietà della famiglia Rinaldi. Ma passiamo alla parte più interessante, quella riguardante il fantasma del castello. A differenza di altre volte in cui abbiamo parlato di fantasmi nei manieri, fantasmi dalle origini nebulose, dalle storie molto fittizie e intrecciate, la storia odierna è VERA! Non è infatti la solita leggenda legata ad un omicidio narrata a voce dal popolo e cambiata di mano in mano.

La guerra franco-spagnola ne fa da sfondo. La baronessa Isabella Morra, nel castello di Valsinni, fu uccisa dai fratelli, intolleranti e incapaci di approvare la relazione (o presunta tale) letteraria o amorosa, che la giovane nobildonna (26 anni circa) aveva con il nobile spagnolo Diego Sandovàl de Castro. I signori di Valsinni erano dalla parte francese nella guerra e quindi soffrirono delle voci che si aggiravano attorno alla vita sentimentale della sorella, che era legata ad un cavaliere dell’opposta fazione. Sia per onore che per sdegno personale, essi uccisero il maestro di letteratura che Isabella riceveva: era colpevole di portare le lettere di Diego a Isabella e gliele consegnava di nascosto. Subito dopo presero a pugnalate la stessa Isabella. Poi tesero un’imboscata a Diego Sandovàl in un bosco. Attesero una notte e lo ammazzarono. Non si sa se questa storia molto delicata, colorata da sentimenti gentili e intessuta sui fili della poesia e delle rime petrarchesche in cui i due si cimentavano, avesse veri e forti significati amorosi. Sicuramente Isabella soffriva terribilmente di solitudine in quel distante anfratto, lontano dai luoghi ove dimoravano cortigiani e cantori. La baronessa era una bravissima poetessa ( lo stesso Benedetto Croce lo confermò) e questo stupisce: come poteva tenere un tale stile letterario, tipico di quel tempo, senza avere il benché minimo contatto con accademie e salotti letterari???

I versi di Isabella sono molto tristi e spesso alludono alla morte, che la giovane baronessa vede molto vicina. Premonizioni dell’infausta fine della baronessa? In una poesia essa chiede al fiume Sinni di ripetere il suo lamento, quando lui non ci sarà più. Si dice che il Sinni risponda alla poesia con una lamento, in una notte di febbraio, scorrendo ai piedi del Castello di Morra. Ogni tanto, qualcuno dice di vedere la sagoma evanescente di Isabella al di sopra dei bastioni del piccolo ma elegante castello. La povera anima uccisa ingiustamente vaga come se ricercasse una pace che le fu negata in vita. Era una cosa tanto orribile innamorarsi o cercare un po’ di compagnia? Se lo sarà chiesto la baronessa e ancora il suo spirito vaga alla ricerca di un perché. Testimonianze dirette di persone che hanno visitato il castello confermano la presenza dello spirito della giovane. Se vi capita di passare dalle parti di Matera, fate una visita a questo piccolo ma elegante castello: chissà che non vediate lo spirito della poetessa infelice vagare nelle stanze in cerca di pace.

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Emidio

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