Il Palazzo Ducale di Mantova è noto anche come reggia dei Gonzaga ed è uno dei principali edifici storici cittadini italiani. A partire dall’anno 1308 è stata la residenza ufficiale dei Bonacolsi, signori di Mantova. Successivamente fu la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi e pure duchi della città che diede nascita al poeta Virgilio. Vi risiedevano il Gonzaga che dominava in quel preciso momento storico, la moglie, il primogenito figlio legittimo e il resto dei figli legittimi fino alla loro maggiore età insieme agli ospiti importanti. La denominazione di Palazzo Reale gli fu data nel periodo della dominazione austriaca dall’epoca della regina Maria Teresa D’Austria. Il fantasma che dice si aggiri in questo palazzo è quello di Agnese Visconti. Agnese era la figlia di Bernabò Visconti, signore di Milano. Era la sesta di 17 figli che Beatrice della Scala aveva dato al marito Bernabò. Nel 1375 fu promessa in sposa al coetaneo signore di Mantova Francesco I Gonzaga, figlio di Ludovico II. A soli 14 anni (l’età non è sicura, c’è chi ritiene che la giovane avesse 17 anni), nel 1380, avvenne l’effettivo matrimonio. Come era consuetudine comune in quei tempi tra i signori delle varie casate questo matrimonio fu un tentativo di rendere più solidi i rapporti politici tra i Gonzaga e i Visconti, le due famiglie più potenti dell’epoca. Gli accordi matrimoniali prevedevano una dote di 50000 scudi d’oro e le città di Parma, Cremona, Brescia e Bergamo. Beatrice e Bernabò regalarono alla figlia in occasione delle sue nozze un “Libro di Istorie del Mondo”, scritto da Giovanni di Benedetto da Como.

Tutto sembrava trascorrere in apparente tranquillità ma c’era qualcosa che lasciava presagire un destino diverso, un destino segnato da morte e sangue. Agnese era in attesa di un erede maschio che tardava ad arrivare e infatti diede al marito solo una femmina, Alda. La stessa Alda in seguito andò in sposa, nel 1405, a Francesco III da Carrara, figlio del Signore di Padova Francesco Novello da Carrara. Purtroppo il padre di Agnese, Bernabò, fu ucciso dal cugino Gian Galeazzo che diventò così il nuovo signore di Milano. Il marito nel frattempo cercava di salvare in qualche modo i nuovi e precari equilibri politici tra le due famiglie mentre Agnese, provata dal dolore per la morte ingiusta del padre, era ormai decisa solo a vendicarsi anche a discapito degli interessi del suo consorte.

A quel punto Agnese diventò un personaggio scomodo al marito che decise di togliersela di mezzo. Tale scomodità derivava almeno da due motivi fondamentali: il primo era quello che la stessa Agnese non aveva dato al marito eredi maschi e il secondo riguardava il desiderio di vendetta per il padre che differiva dalle manovre politiche di Francesco I Gonzaga. Per fare questo si inventò una accusa di tradimento da parte della moglie con il cavaliere Antonio da Scandiano. Molti affermano tutt’oggi che questa accusa fosse solo un’invenzione del marito anche se la verità non si saprà mai. Fu così costruito ad arte un processo burla di cui si hanno le testimonianze nell’archivio di stato di Mantova. Le accuse si fondavano sul presunto adulterio di Agnese con Antonio. Antonio, per salvare almeno la vita di Agnese, giurò di averla violentata ma lei negò fino alla fine. La sentenza per entrambi era inevitabile: la pena di morte. E fu così che la mattina del 7 febbraio, a soli 28 anni, Agnese fu decapitata mentre Antonio fu impiccato. I due presunti amanti furono sepolti insieme in quella che oggi è Piazza Pallone, cortile del palazzo ducale, dove vi si trova una targa in memoria.

Quella non era terra consacrata, infatti alcune leggende parlano del fantasma di Agnese che si aggira ancora nel castello non trovando pace per l’ingiustizia subita, in quanto fatta uccidere per motivi politici (il marito, Francesco I Gonzaga, infatti si risposò poi, solamente due anni dopo la tragica fine di Agnese, con Margherita Malatesta, per stringere un’alleanza con i signori di Rimini contro i Visconti). Ci sono poi altri che narrano di una visione in cui scorgono il passaggio di un’anima in pena per avere avuto una sepoltura sconsacrata e c’è chi invece la sente vagare e piangere sulla tomba del marito morto. Sta di fatto comunque che molti testimoni giurano di aver udito nella piazza lo straziante lamento di una donna; ci sono invece quelli che dichiarano di aver visto durante la notte, tra le finestre del Palazzo e del Castello, una sorta di spettrale luce che saliva e scendeva tra le stanze. Non si può dire con assoluta certezza che si tratti del fantasma di Agnese o di semplice suggestione oppure di un effetto ottico, però tutto questo crea una sorta di fascino arcano che incombe nel castello e farci una visita è sicuramente una tappa obbligatoria. Chissà che non riusciate a sentire le voci e le grida di lamento di Agnese passando vicino al luogo dove venne barbaramente uccisa, magari mentre state leggendo la targa.

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Emidio

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