L’oro numero 19 non ha sussulti. Il pubblico dell’Aquatics Center di Londra applaude Tania Cagnotto ancora prima che si tuffi e nella gara da tre metri nessuno riesce a starle dietro. Era già prima la donna più vincente nella storia degli Europei, con 28 medaglie totali, tutte sue, sì, ora stacca l’altro collezionista di podi, il tedesco Patrick Hausding e entrambi hanno ancora una gara in questa competizione. Statistiche, test, «soprattutto una prestazione regolare, la prova generale che cercavo». Ormai non c’è sfida che non abbia Rio nel quadro, figurarsi una vittoria dai tre metri, la sfida olimpica che proprio qui Cagnotto ha perso per 20 centesimi nel 2012.  Quel podio fantasma, visto, accarezzato e sfumato, ancora si porta dietro qualche brutto ricordo ma il fastidio è seppellito dalle nuove ambizioni: «Ho gareggiato come fossi ai Giochi per conto mio, senza guardare le altre, senza valutare il passato. Neanche quello recente che mi vedeva favorita. Sono ben lontana dalla forma e l’idea di avercela fatta così senza patemi mi fa sorridere. Resto concentrata, solo soddisfatta». Anche perché «le altre» da tenere a distanza in Brasile non sono qui. Il parco rivali cambierà completamente. Le cinesi davanti e le due donne che mirano al podio insieme con lei. La canadese Jennifer Abel che si è già presa il bronzo di quattro anni fa soffiandolo a Tania e l’australiana Maddison Keeney con i suoi esuberanti 19 anni. Per ora nomi sullo sfondo, presto avversarie: «Non mi farò ossessionare, vado per la mia strada». La costruisce da quattro anni, è solida, fatta su misura e porta dritta alle scale del trampolino di Rio. Al chilometro zero dove tutto riparte da capo.

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Emidio

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