La tanto annunciata svolta di Facebook e degli editori di giornali arriva finalmente oggi sui dispositivi mobile: sarà infatti visibile da oggi il nuovo format denominato “Instant Article”, ovvero articoli interamente pubblicati sulla app di Facebook (e non più tramite link che rimanda ai siti di news), con alcune funzioni multimediali potenziate e – garantisce Facebook – una rapidità di download incomparabile rispetto alla media di 8 secondi che si impiega oggi per aprire un link esterno e leggere un contenuto. L’accordo riguarda per ora nove grandi media: New York Times, Nbc, The Atlantic, National Geographic, Guardian, Bbc, Buzzfeed, i tedeschi Der Spiegel e Bild. Dopo mesi di discussioni, ipotesi, rivelazioni, smentite, sarà possibile ora valutare in diretta l’impatto di questo approccio “collaborativo” più che “competitivo” – come sottolineava Andrew Mitchell, capo della divisione News di Facebook al Festival internazionale di giornalismo di Perugia – tra il gigante dei social network e i giganti dell’informazione. I benefici per gli editori – sottolinea Facebook – saranno nel “controllo sui contenuti” e nella possibilità di tenere per sé tutti i ricavi pubblicitari (se venduti con proprie risorse) o parte di essi (se venduti tramite Facebook). Facebook fornirà poi analisi dei dati di performance degli articoli che potranno essere utilizzati nei confronti degli investitori pubblicitari. Un punto su cui le negoziazioni sarebbero state particolarmente complesse e dettagliate: l’incubo del “traffico che esce” dai siti non è facile da fugare. Per gli utenti, l’esperienza di fruizione appare senz’altro più ricca, almeno nelle preview annunciate: gli articoli si caricheranno all’interno della app di FB per iPhone (per ora non c’è versione Android), con un corredo di didascalie audio, foto zoomabili ad alta risoluzione e con tag geolocalizzati, video in auto-play, mappe interattive, commenti nel corpo del testo. Il vantaggio per Facebook è più di lungo periodo: creare un’esperienza consolidata per gli utenti di fruizione di contenuti rapida e di alta qualità che potrebbe far apparire la fruzione sui siti una “seconda scelta”, notano alcuni analisti. Oltre alla possibilità che altri grandi aggregatori – come Google – possano essere tentati di seguire l’esempio.

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Emidio

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