È tornata a sorridere, la Calabria del pallone. Il Crotone guidato da Ivan Juric ha conquistato la prima promozione in Serie A della propria storia, saltando l’ostacolo del Modena (1-1, a segno Palladino su rigore), lo scoglio finale, e riannodando il filo di una tradizione calcistica che si era spezzato sette anni fa. Perché proprio nel 2009 è retrocessa in B la Reggina, fino a ieri l’ultima rappresentante di una regione spesso poco fortunata sotto il profilo sportivo. Con il Crotone, d’altronde, non diventano più di tre le squadre calabresi capaci di raggiungere il paradiso della massima divisione: ricordando che, oltre ai rossoblù e ai granata, a volare alto è stato il Catanzaro, svanito però addirittura nel 1983. La Calabria ha compiuto, insomma, l’acrobazia più complessa e, certo, dal 21 agosto amplierà la delegazione del Sud nel campionato, allineandosi così al cammino del Napoli e forse, chissà, del Palermo, tuttora intrappolato nei gorghi della retrocessione. Intanto la festa del Crotone rimarrà incisa nel libro del nostro calcio. E la gioia ha infiammato tutti i 62 mila abitanti della città affacciata sullo Ionio, in piazza fino a notte fonda. Sfoggiando sorridenti quella targa illogica, KR, a partire dall’autunno i crotonesi percorreranno l’Italia intera, quando il calendario mescolerà le trasferte e opporrà ad esempio il Crotone alla Juventus, alla Roma, al Milan, all’Inter. Se rimarrà, Juric dovrà assolvere un compito impossibile: perché, una volta ottenuto l’accredito per la A, conservarlo è sempre impresa folle, per i club meno agiati. Occorreranno investimenti, e idee, e intelligenza, questo è chiaro. Nessuno però potrà dimenticare la cavalcata della stagione ormai rotolata agli sgoccioli. A rileggere il libro dell’annata, spiccano i successi conquistati dai rossoblù contro il Cagliari e contro il Pescara, oltre che le mille belle prestazioni offerte lungo l’Italia della Serie B. È stato oculato il presidente Raffaele Vrenna a scegliere Ivan Juric, croato, classe 1975 e allievo di Gian Piero Gasperini. Dal tecnico piemontese Juric ha saputo estrarre un mare di accorgimenti e di concetti, imparando a privilegiare l’attacco alla difesa, il 3-4-3 al 4-4-2, la fluidità al catenaccio. Bravi, bravissimi i giocatori, va detto. A stupire è stato specie Ante Budimir, croato come Juric, e prodigioso nell’aver firmato più di 15 reti. E a meritare una citazione e un complimento sono inoltre gli ex romanisti Federico Ricci e Adrian Stoian, come pure capitan Claiton, Martella, Barberis, Capezzi e Aniello Salzano. Una grande squadra, trascinata dalle motivazioni e dalle convinzioni di un ottimo tecnico, e comunque toccata da una solidità psicologica non scontata. Contendere la vetta al Cagliari non è uno scherzo, e neppure in questa stagione il duello si è prestato alla morbidezza. Secondo i calcoli di Transfermarkt, oggi la rosa rossoblù vale 11,8 milioni di euro: accoglie sette stranieri e vanta un’età media di 25,2 anni. Con appena 60 mila euro di spese, nel mercato estivo Vrenna ha allestito l’intelaiatura della squadra, affidandosi a prestiti e parametri zero. Così lo stadio Ezio Scida si è riempito; anche se presto lo dovranno adeguare alle norme della Serie A. Ma è il tempo della festa, adesso. E, nelle luci della felicità, brillano gli occhi di De Giorgio, di Torromino e di Modesto, due attaccanti e un difensore: calabresi di nascita, orgogliosi di aver accompagnato la terra dei loro papà di nuovo in Serie A.

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Emidio

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