La Consulta boccia la norma Fornero del 2011 che bloccava la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con una sentenza che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che: “In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento. In altre parole la Corte Costituzionale interviene sulla riforma delle pensioni del 2011 e boccia il blocco della perequazione 2012-2013, definendolo “incostituzionale”. Elsa Fornero, allora ministro del welfare, annunciò la riforma contenuta nel “Salva Italia” agli italiani in lacrime. L’impatto sui conti pubblici, stimato dall’Avvocatura dello Stato quando si tenne l’udienza pubblica, sarebbe di circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013. Oggi l’ex ministro Fornero ricordando che fu una decisione “di tutto il Governo” presa per fare risparmi in tempi brevi, ricorda: “Vengo rimproverata per molte cose dice, ma quella non fu una scelta mia fu la cosa che mi costò di più”.

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Emidio

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