È notizia recente che la sonda Rosetta ha fatto il suo atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo “solo” 10 anni di viaggio. Ma quando è nata questa missione? Qual è il suo scopo? Partiamo dal lontano maggio 1985 quando il Solar System Working Group dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) fece una proposta riguardo ad una delle missioni più importanti per il programma Horizon 2000: si dovevano prelevare campioni cometari e poi tornare sulla terra. Alla fine dello stesso anno l’ESA e la NASA si unirono in un gruppo misto di lavoro per mettere in chiaro gli obiettivi specifici della missione. L’anno successivo arrivò la cometa di Halley che fu seguita da varie sonde provenienti da diverse nazioni: questo diede del materiale preziosissimo per la costruzione della nuova missione. La NASA iniziò a sviluppare la missione CRAF (Comet Rendezvous Asteroid Flyby) mentre l’ESA si preparò a studiare una missione che includeva l’inseguimento del nucleo di una cometa e il successivo trasporto di frammenti prelevati dalla cometa stessa sulla terra. Comunque tutte e due queste missioni avevano la loro base in una precedente missione (Mariner Mark II) per poter ridurne i costi nel suo sviluppo. Nel 1992 però la NASA decise di eliminare il suo progetto CRAF per colpa di limitazioni che il congresso americano le aveva imposto. L’anno dopo fu reso evidente l’eccessivo costo di tale missione (il trasporto di campioni cometari sulla terra) per il bilancio dell’ESA che si trovò costretta a riprogrammare il progetto facendolo diventare simile al vecchio progetto CRAF statunitense. La nuova missione, o meglio quella vecchia modificata, prevedeva un’analisi in loco tramite un lander. La partenza di questa missione era prevista per il 12/1/2003 e l’obiettivo era la cometa 46P/Wirtanen nel 2011. Purtroppo però l’Ariane 5, il vettore che fu scelto per lanciare Rosetta, fallì il lancio l’11/12/2002 e per questo i progetti dovettero essere modificati di nuovo. I progetti nuovi previdero il lancio per il 26/2/2004 e l’arrivo nella cometa 67P/Churvumov-Gerasimenko per il 2014. La missione Rosetta ebbe finalmente la sua partenza (dopo due lanci cancellati) il 2 marzo del 2004 alle 7,17 UTC. Era cambiata la data di lancio ma non lo scopo di tale missione, che rimase lo stesso. Una volta raggiunta la cometa la sonda Rosetta doveva immettersi in un’orbita molto lenta intorno alla stessa e piano piano rallentare e arrestare la sua orbita così da permettere la discesa del lander. Questa fase è stata mappata da VIRTIS, il suo occhio principale, perché potesse vedere il posto migliore dove poter far atterrare il lander. Il lander (all’inizio chiamato RoLand [Rosetta Lander] poi Champollion e infine Philae) è atterrato con la velocità di 1 m/s (3,6km/h) e, raggiunta la sua superficie, un sistema di arpioni l’hanno ancorata. L’impatto di Philae non è stato molto delicato anche se aveva una bassa gravità cometaria e gli arpioni ad ancorarlo infatti si è temuto il peggio: il rimbalzo nella superficie. Il successo di tale operazione era dato al 70-75% ma, come spiega il capo delle operazioni della missione Paolo Ferri, fu dato ugualmente il via. Ulteriore difficoltà sono state trovate nella forma irregolare della cometa stessa con due grossi lobi (paragonati scherzosamente dagli astronomi ad una scamorza o ad una papera) e dal fatto che si muove ad una velocità di 18 chilometri al secondo, compiendo una completa rotazione su se stessa ogni 12 ore e mezza. Al centro di controllo dell’ESA in Germania gli scienziati trattengono a stento la gioia e l’emozione per tale impresa. Un momento storico, atteso da 10 anni passato per un viaggio di 6 miliardi e mezzo di chilometri, fatto di carambole tra la Terra e Marte e con un periodo lunghissimo di ibernazione in attesa del vero incontro con la cometa, nell’agosto scorso. Il messaggio dell’avvenuto atterraggio del lander Philae, sganciato dalla sonda madre, ha impiegato quasi mezz’ora per raggiungere il centro di controllo della missione rendendo ansiosi e agitati gli scienziati in quanto doveva superare 500 milioni di chilometri. Il nome Philae viene da una ragazza italiana che lo scelse essendo il nome di un’isola lungo le rive del Nilo dove venne ritrovato un obelisco che fu d’aiuto (insieme alla stele di Rosetta) agli scienziati per la decifrazione dei geroglifici egiziani. Philae è il primo messaggero umano che tocca il suolo di una cometa antichissima, uno dei fossili del Sistema Solare, vecchi più di 4 miliardi e mezzo di anni. Anche l’Italia era in attesa di questo atterraggio, un traguardo accolto con grande euforia nella sede dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) dove l’hanno seguita in diretta un po’ in apprensione ma felici. Ci sono volute più di sette ore per percorrere i 22 chilometri e mezzo che lo dividevano dalla cometa. L’Italia ha avuto un ruolo importante in questa missione in quanto il trapano (realizzato da Galileo Avionica di cui è responsabile scientifico Amalia Ercoli Finzi, del Politecnico di Milano) che deve perforare la superficie di questo mondo inesplorato è italiano. Forse ci racconterà come era il Sistema solare agli albori. Sono pervenute sulla terra le prime immagine da vicino della cometa che mostrano in maniera dettagliata tutte le irregolarità della sua superficie mostrando crateri, protuberanze, fratture. Queste immagini sono state filmate da Osiris, il grande occhio, di cui fa parte la camera a grande campo costruita in Italia e messa a punta dal gruppo di Cesare Barbieri, dell’università di Padova. Vengono evidenziate in esse la testa della cometa, con una superficie piena di asperità e scura, e una parte centrale. Si vede benissimo un’area pianeggiante come la base di un cratere con grandi massi e scarpate molto ripide d’intorno. Notizie recenti riferiscono che il trapano del lander ha funzionato ed è fuoriuscito per oltre 20 centimetri, lo conferma il co-project manager di Philae, Mario Salatti, dell’ASI, dal centro di controllo del lander a Colonia. Non sono ancora sicuri dell’effettiva perforazione ma sono cautamente ottimisti. Philae ancora poggia su due zampe invece che sulle tre che ha infatti ancora stanno lavorando per trovare la posizione esatta. È stato attivato inoltre un altro strumento, ce lo dice direttamente Andrea Accomazzo, il pilota di Rosetta, responsabile delle operazioni della missione dell’ESA. Lo scopo di tale strumento è di misurare la distanza del lander da Rosetta, così da ridurre al minimo la distanza e l’area su cui effettuare le ricerche. La missione dovrebbe concludersi a dicembre 2015. Attendiamo con ansia i futuri sviluppi di questa missione che ci farà conoscere aspetti sconosciuti del nostro Sistema solare.

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Emidio

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