Si è spaccato in volo l’Airbus A321-200 della compagnia russa Kogalymavia, precipitato nel Sinai uccidendo tutte le 224 persone a bordo. Su questo non hanno dubbi le autorità dell’aviazione civile russa, il che non esclude possa essersi trattato di un attentato, anche se l’ipotesi al momento viene considerata improbabile. La maggior parte degli esperti che, con grande prudenza in attesa dei risultati dell’esame delle due scatole nere, si sono espressi in queste ore, ipotizza un cedimento strutturale dell’Airbus, seguito da una violenta depressurizzazione che avrebbe fatto precipitare improvvisamente l’aereo. Le uniche voci discordanti sono quella di un esperto britannico citato dalla Bbc secondo cui potrebbe invece trattarsi di un’esplosione a bordo, e di un esperto russo, che cita due ipotesi: una bomba nella stiva o un corto circuito che ha provocato un incendio e spento i motori. Ai giornalisti russi, Viktor Sorochenko, direttore esecutivo della commissione interstatale dell’aviazione russa, ha detto: «La disintegrazione della fusoliera si è verificata in volo, e i frammenti sono distribuiti su un’area piuttosto ampia, circa 20 chilometri quadrati». Nel frattempo tutti i voli Airbus A321 della Kogalymavia (che dal 2102 opera con il marchio Metrojet), sono stati sospesi: lo ha deciso l’agenzia federale dei trasporti (Rostransnadzor). I corpi sono sparsi su un’area di diversi chilometri. Particolare che potrebbe far pensare a un’esplosione in volo o a un cedimento strutturale (magari dovuto a una repentina perdita di quota in seguito a un’avaria). Mancano ancora all’appello decine di salme. I soccorritori, che ieri cercavano su un’area di 8 km di raggio, hanno deciso di allargare il perimetro dell’area a 15 chilometri. «Abbiamo trovato una bimba di tre anni a 8 chilometri dal luogo dello schianto» del principale troncone della fusoliera, ha raccontato uno di loro. Il velivolo, un Airbus A-321 della piccola compagnia siberiana Kogalymavia, era decollato in mattinata da Sharm el-Sheikh ed era diretto a San Pietroburgo carico di turisti russi di ritorno da una vacanza sulle sponde del Mar Rosso. L’Airbus è precipitato nella zona di Hasana, dove l’esercito egiziano sta combattendo contro l’Isis. I jihadisti hanno rivendicato la tragedia con un comunicato e con un video in cui sostengono di aver abbattuto l’aereo «in risposta alle incursioni dei jet russi che hanno ucciso centinaia di musulmani in terra siriana». Sia le autorità di Mosca sia quelle del Cairo hanno però smentito. Secondo fonti della sicurezza egiziana all’origine del disastro ci sarebbe «un guasto tecnico» e sarebbe quindi da escludere «un atto terroristico». Anche per il ministero dell’Aviazione civile egiziano è impossibile che l’Airbus sia stato abbattuto da un missile perché nel momento in cui è scomparso dai radar viaggiava a quota 9.450 metri: un’altezza troppo elevata per i razzi a spalla di cui si sa che i miliziani del Sinai sono in possesso. In ogni caso, per motivi di sicurezza Lufthansa, Air France ed Emirates hanno deciso di sospendere i loro voli sulla penisola. Una fonte dello scalo di Sharm el-Sheikh denuncia che i piloti lamentavano da alcuni giorni dei problemi di avviamento a uno dei motori dell’aereo, che volava da ormai più di 18 anni. Mentre stando ad un membro dell’ente aeronautico egiziano, poco prima della tragedia il comandante aveva chiesto un atterraggio di emergenza sulla pista più vicina. Quest’ultima notizia è stata però smentita in serata dalle autorità egiziane, che hanno dichiarato di non aver ricevuto alcuna richiesta di soccorso.

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Emidio

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