Svolta nella strategia dell’Italia nella guerra allo Stato Islamico. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera i tornado italiani che partecipano alla coalizione occidentale contro l’isis avranno nelle prossime ore il compito di svolgere missioni di bombardamento nelle zone dell’Iraq controllate dal Califfato. I tornado dell’aeronautica militare saranno configurati come cacciabombardieri e non pù come aerei da ricognizione come avvenuto finora. L’anticipazione arriva a poche ore dalla visita nella base di Sigonella e poi a Roma del Segretario alla Difesa Statunitense Ashton Carter. Nessun raid della nostra aviazione sarebbe invece previsto in Siria, dove sono già in corso le missioni dei caccia francesi oltre che delle forze armate russe. Di importanza fondamentale per l’Italia è stata la scelta tra Iraq e Siria. Il governo iracheno – continua il Corriere – ha chiesto all’Italia di intervenire e di bombardare, mentre quello siriano lo ha fatto solo con la Russia. Lo stesso premier Matteo Renzi lo aveva detto a margine dei lavori all’Assemblea generale dell’Onu a proposito della Siria: “nessuna Libia bis” aveva affermato esprimendo forti critiche per un eventuale intervento in Siria che, secondo lui, non porterebbe a una soluzione credibile.  Ministero della Difesa: “Bombardamenti su Iraq solo ipotesi da valutare” Il ministero della Difesa, proprio in riferimento alle indiscrezioni del Corriere della Sera, ha precisato che “sono solo ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento”. Nato a Russia: “Stop attacchi contro opposizione e civili”. Tensioni tra Turchia e Russia Intanto la Nato chiede alla Russia “l’immediata cessazione degli attacchi contro l’opposizione siriana ed i civili” ed esprime “forte protesta” e “condanna” per la violazione dello spazio aereo turco e dell’Alleanza. La Nato esprime, quindi, la “profonda preoccupazione per il rafforzamento militare russo in Siria” e “specialmente per gli attacchi dell’aviazione russa su Hama, Homs e Idlib” che hanno fatto vittime civili e “non hanno preso di mira l’Isis”. Secondo il Consiglio atlantico, tenuto a livello di rappresentanti permanenti e convocato dal segretario generale dopo la visita del ministro degli Esteri turco, “le azioni militari russe hanno raggiunto un livello di maggiore pericolosità” con le violazioni dello spazio aereo turco del 3 e 4 ottobre, da parte di un SU-30 ed un Su-24 russi che “sono entrati nello spazio aereo nonostante i chiari, puntuali e ripetuti avvertimenti” delle autorità turche e che ne sono usciti solo dopo essere stati “avvicinati” dai caccia turchi. Il governo turco ha convocato l’ambasciatore russo ad Ankara per trasmettergli la sua energica protesta; poi ha chiesto alla Russia che “eviti il ripetersi di un simile incidente” e gli ha comunicato che la riterrà “responsabile di qualunque episodio spiacevole che possa accadere”.   Mosca si difende: sconfinamento in Turchia per maltempo La Russia si difende dalle accuse turche e spiega: sono state le “condizioni meteo avverse” a  causare “per pochi secondi” lo sconfinamento di un jet da guerra russo nello spazio aereo turco. E’ quanto riferisce un comunicato del ministero della Difesa di Mosca, che respinge “ogni teoria cospirazionista”.  Russia: “Colpiti 10 obiettivi dell’Isis” Sempre il ministero della Difesa di Mosca annuncia che l’aviazione militare russa ha colpito dieci obbiettivi delle milizie jihadiste dell’Isis nel corso del sesto giorno di operazioni in territorio siriano. Nuove devastazioni dell’Isis a Palmira Intanto una nuova devastazione dell’Isis indigna l’opinione pubblica internazionale: i miliziani jihadisti hanno distrutto la sommità centrale e quella dei due archi laterali dell’Arco di trionfo romano, un’opera di oltre 2mila anni fa, a Palmira. Le autorità di Damasco hanno messo in guardia che l’intero sito sarà ridotto in polvere entro 3-4 mesi se i miliziani fondamentalisti non verranno fermati.  Turchia a Ue: “Rischio altri 3 milioni di profughi” La Turchia, intanto, ha messo in guardia l’Unione europea sulla possibilità che “altri tre milioni di potenziali rifugiati possano arrivare da Aleppo e dai suoi sobborghi”, in Siria: lo ha detto il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk.

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Emidio

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