Un altro pioniere della telefonia cellulare va in pensione. D’altra parte in un mondo in cui l’innovazione passa anche dai brand, il marchio Motorola non era più cool. Il nome rievoca gli Startac, i primi cellulari a conchiglia, e Razr, la loro evoluzione degli anni 2000. Un’immagine non più al passo con i tempi e così, dopo Nokia, anche per Motorola non c’è futuro. Lenovo, l’azienda cinese che ha comprato la società da Google nel 2014, ha deciso infatti di far sparire la dicitura Motorola dai suoi dispositivi a partire da quest’anno e in maniera graduale. La notizia è rimbalzata da Las Vegas, dove è in corso il Ces. «Il marchio Motorola sarà eliminato gradualmente e ci focalizzeremo su Moto» ha spiegato Rick Osterloh, chief operating officer di Lenovo, durante un’intervento al Ces, la più grande fiera dell’elettronica che si tiene in questi giorni negli States. Il manager ha spiegato che l’azienda sta unificando i suoi business relativi alla telefonia, raggruppandoli sotto l’unico marchio Lenovo. Peraltro anche in numeri la sopravvivenza di Motorola non sembrava giustificata: la società acquisita da Google nel 2012 per circa 12 miliardi di dollari, era stata ceduta al gruppo cinese due anni dopo per soli circa 2,9 miliardi di dollari. Lenovo, quindi, ora metterà in produzione due diverse linee di dispositivi: Moto che sarà utilizzato per i prodotti di fascia alta e Vibe che sarà usato sui dispositivi di fascia medio-bassa. La strategia industriale è stata messa a punto per cercare di controbilanciare la flessione della vendita di Pc da parte del gruppo. Nel secondo trimestre 2015-2016 (terminato a ottobre), infatti, nonostante un incremento del 16% anno su anno dei ricavi a quota 12,2 miliardi, Lenovo ha registrato la prima perdita in un trimestre negli ultimi sei anni. Prima delle tasse, il gruppo ha visto una perdita di 324 milioni per smartphone invenduti e costi per ristrutturazione per 599 milioni. Ora tenta il turnaround della società di telefonia, ma la competizione sul mercato resta alta. Il dato positivo in questa congiuntura è che il 70% delle vendite è stato realizzato dal gruppo nel semestre fuori dai confini cinesi. Una percentuale che solo l’anno prima era del 19%. Proprio per questo ci sono margini per vincere la sfida.

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Emidio

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