Appena due settimane dopo la tragedia del piccolo Aylan Kurdi, profugo siriano morto insieme alla madre e al fratellino in un naufragio al largo della Turchia, le autorità turche hanno ritrovato su una spiaggia nella provincia occidentale di Izmir il corpo di una bambina di circa quattro anni, anche lei vittima di un naufragio.  Secondo l’agenzia locale Anadolu, la bimba deve essere ancora identificata. Gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani riportano invece che si tratta della piccola Hanan Al Jarwan, di quattro anni, morta in un naufragio nella notte. Il suo corpo si è spiaggiato questa mattina ad Altinkoy, distretto di Cesme. Secondo le prime ricostruzioni, si trovava su un barcone diretto verso un’isola greca. Quattordici naufraghi, tra i quali otto bambini, sono stati messi in salvo dalla Guardia costiera turca. La bimba potrebbe essere l’unica vittima.  La Croazia al collasso ha chiuso nella notte tutti i valichi di frontiera con la Serbia, dopo l’arrivo in due giorni di oltre 11.000 migranti. Lo riferisce l’agenzia di stampa serba Tanjug. Belgrado protesta e annuncia di volersi rivolgere alle istituzioni giudiziarie internazionali. La solidarietà di Zagabria è durata solo 48 ore. Dopo le prime dichiarazioni di apertura e disponibilità fatte mercoledì, le autorità croate hanno rapidamente tirato il freno dinanzi all’invasione di disperati. «Abbiamo esaurito le nostre capacità di accoglienza: abbiamo detto ai rappresentanti di Unhcr e della Ue che siamo pieni», aveva affermato a sorpresa ieri pomeriggio il ministro dell’Interno Ranko Ostojic. Il flusso sulla rotta balcanica non sembra mostrare alcun segno di cedimento. Al confine meridionale fra Serbia e Macedonia gli arrivi da Turchia e Grecia si mantengono su ritmi sostenuti, e a Belgrado il grande parco-accampamento davanti alla stazione degli autobus è sempre gremito di profughi in arrivo da sud. Nel tentare di risolvere l’emergenza, Bruxelles intanto rilancia con un summit dei leader europei. Si punta ad azioni coordinate, di fronte alla crisi di profughi e migranti, ma gli Stati membri continuano a procedere in ordine sparso: la Slovenia si aggiunge alla lista dei Paesi che hanno ripristinato i controlli alle frontiere (dopo Germania e Austria). Di fronte a questo scenario il premier Matteo Renzi ricorda come l’Europa sia nata per «abbattere i muri, non per costruirli». Mentre il presidente del consiglio europeo Donald Tusk ha convocato un vertice dei capi di stato e di governo per il 23 settembre – chiesto nei giorni scorsi anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – e il Parlamento europeo ha votato con procedura d’urgenza e a larga maggioranza (370 sì, 134 no e 52 astenuti) l’ok al piano della Commissione Ue per il meccanismo temporaneo di ricollocamento di 120mila profughi, con quote obbligatorie. Dalla Francia arriva invece la notizia di un migrante morto fulminato nel sito francese dell’Eurotunnel, il tunnel sotto alla Manica. Lo ha annunciato la prefettura del Nord-Pas-de-Calais citata dai media francesi. Il ragazzo di circa vent’anni è morto ieri sera mentre cercava di salire su una navetta ferroviaria per trasporto dei Tir nel tunnel sotto alla Manica. «Poco prima di mezzanotte, un migrante, probabilmente di nazionalità siriana, è stato ritrovato morto sotto a una navetta» ferroviaria dell’Eurotunnel, ha precisato la prefettura di zona. Si tratta del decimo migrante morto a Calais e dintorni dallo scorso 26 giugno nel tentativo di raggiungere la Gran Bretagna.

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Emidio

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