Nessuna novità, rimane confermato il pagamento della cosiddetta “mini-Imu”, per oltre 12 milioni di italiani. Si tratta della seconda rata del 2013, per tutti coloro che abitano in Comuni che hanno deciso aliquote dell’Imu superiori al 4 per mille. Fino a questo limite, è lo Stato che ha assorbito con altre misure i mancati incassi; per la parte eccedente, ai cittadini toccherà pagare il 40%. Ovviamente la somma da pagare varia da città a città e da caso a caso. Per questo è stato deciso che sarà ogni sindaco ad inviare ai propri cittadini un modello F24 indicante la somma da pagare. Un “disturbo” che in molti casi potrebbe portare i sindaci a rinunciare, laddove le somme da richiedere siano troppo basse. Contemporaneamente è stato anche deciso di non toccare il cosiddetto superbollo, la tassa che si paga sulle vetture oltre i 185 KW di potenza, nella misura di 20 euro  per ogni KW eccedente. Il ministro dell’Economia Saccomanni ha stretto i cordoni della borsa e l’ultimo passo non è stato compiuto: ieri il ministro per gli Affari regionali Delrio ha chiuso la strada anche all’ultimo tentativo di compensare la cancellazione della mini-Imu con una tassa contro il gioco d’azzardo. Lo Stato potrà così contare sul gettito della mini-Imu pari a circa 440 milioni (il 40 per cento coperto dai contribuenti) cui vanno aggiunti 660 milioni (il 60 per cento coperto dallo Stato). In tutto, una partita da 1,1 miliardi. A conti fatti, lo Stato si è accollato i circa 4 miliardi di mancato gettito dell’Imu prima casa del 2013, ma solo fino a concorrere all’aliquota base del 4 per mille. In quei Comuni, sono esattamente 2.398, dove i sindaci sono stati costretti ad aumentare l’aliquota al 5 o al tetto massimo del 6 per mille, saranno i cittadini a pagare il 40 per cento della differenza. Poco rispetto alla prospettiva di pagare l’intero, che comunque si riproporrà con il 2014 quando l’Imu sarà sostituita dalla Tasi, ma pur sempre un aperitivo indigesto che costerà in media dai 33 ai 40 euro medi, ai 12,6 milioni di contribuenti (il 61 per cento del totale) residenti nei Comuni, che tra il 2012 e il 2013 hanno aumentato l’aliquota di base del 4 per mille. Ancora non si fanno previsioni su file e disagi, ma Caf e commercialisti sono in stato di massima allerta. Infatti la mini- Imu, retaggio del vecchio sistema, si calcola tenendo conto delle vecchie detrazioni utilizzate nel 2012: 200 euro di base, più 50 euro a figlio. Il calcolo è quello di allora. Rendita catastale rivalutata per 165, poi altre due operazioni da eseguire: la prima con l’aliquota base al 4 per mille e la seconda con l’aliquota effettiva deliberata dal Comune; poi si fa la differenza tra le due cifre e si calcola il 40 per cento. Attenzione nei Comuni, come Roma, dove in alcuni quartieri nelle ultime settimane sono state elevate le categorie catastali (tipo A2, A3) per adeguarle al valore di mercato degli immobili: non è chiaro se bisognerà tenere conto del rincaro al momento del calcolo o se la nuova categoria varrà solo dal 2014.

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Emidio

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