Era l’estate del 2011, lo spread ancora non aveva superato i livelli di guardia, molti ancora non conoscevano nemmeno la parola spread, la Grecia non se la stava passando bene, il rischio di contagio (default) era molto alto, al governo c’era Silvio Berlusconi, che si dimise il 12 novembre lasciando il posto a Mario Monti. Oggi il Corriere della Sera anticipa alcune rivelazioni pubblicate nel nuovo libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il gattopardo” edito da Rizzoli. I dettagli raccontati da Friedman hanno scatenato non poche polemiche. In breve il Presidente della Repubblica in quell’estate cominciò a sondare la possibilità di affidare il governo dell’Italia a una personalità con le competenze giuste per tirare via l’Italia dal pantano della crisi. A giugno contattò Mario Monti che poi avrebbe nominato senatore a vita e al quale a metà novembre di quell’anno avrebbe affidato il mandato di presidente del Consiglio in sostituzione di Silvio Berlusconi.

 Le reazioni dalle diverse forze politiche: Luigi De Maio, deputato 5 stelle e vicepresidente della Camera, su facebook scrive: “Abbiamo presentato l’impeachment due settimane fa perché secondo noi Napolitano è andato oltre il suo ruolo e le sue funzioni da un bel pezzo”. I capigruppo di Camera e Senato di Forza Italia, Renato Brunetta e Paolo Romani: “Apprendiamo con sgomento che il capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Tutto questo non può non destare in noi e in ogni sincero democratico forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di presidente della Repubblica da parte di Napolitano”. Il senatore Augusto Minzolini, ex direttore del tg1: “Di fronte a queste nuove rivelazioni andrà valutata sempre con maggiore attenzione, non fosse altro come occasione per ricostruire quei mesi e gettare una luce di verità sulla storia del nostro Paese , la procedura di impeachment nei confronti del presidente Napolitano promossa da altri gruppi politici in Parlamento”. Paola De Micheli, vicepresidente vicario del gruppo Pd alla Camera: “L’operato di Napolitano in quel drammatico 2011 è stato tutto incentrato all’interesse e al bene dell’Italia, ne siamo convinti. Nel pieno di una crisi economica e politica, che la destra continuava a negare, il presidente ha ritenuto doveroso adoperarsi per scongiurare gli scenari peggiori per il Paese. Gridare oggi al complotto internazionale è del tutto strumentale e serve ancora una volta a coprire le pesanti responsabilità del governo Berlusconi-Tremonti”.  Il capogruppo democratico alla Camera, Roberto Speranza: “sconcertante l’ennesima gazzarra sollevata contro il Presidente Napolitano”. Difende il Colle, infine, anche Pier Ferdinando Casini, che commenta: “le pseudo rivelazioni di Friedman non sono mica il Vangelo, ma di che cosa stiamo parlando?”. Il premier Enrico Letta prende le difese del Quirinale e in una nota parla di “vergognoso tentativo di mistificazione della realtà”. Per il capo del governo “le strumentalizzazioni in corso tentano di rovesciare ruoli e responsabilità in una crisi i cui contorni sono invece ben evidenti e chiari agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed europea. Il Quirinale, di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività per salvare il Paese ed evitare quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Giorgio Napolitano”.

Monti: “Sì, Napolitano mi chiese se ero disponibile. Ma non è un’anomalia. “Nell’estate del 2011 – dice Monti – ho avuto dal presidente della Repubblica dei segnali: mi aveva fatto capire che che in caso di necessità dovevo essere disponibile. Ma è assurdo che  venga considerato anomalo che un presidente della Repubblica si assicuri di capire se ci sia un’alternativa se si dovesse porre un problema”. D’altra parte Monti rivela di essere stato contattato anche dal predecessore di Napolitano al Quirinale per un incarico da presidente del consiglio: “Anni prima  anche Ciampi discretamente mi contattò per sapere se a certe condizioni sarei potuto essere disponibile”.

La risposta del Presidente della Repubblica sul Corriere:

Gentile Direttore,

posso comprendere che l’idea di «riscrivere», o di contribuire a riscrivere, «la storia recente del nostro Paese» possa sedurre grandemente un brillante pubblicista come Alan Friedman. Ma mi sembra sia davvero troppo poco per potervi riuscire l’aver raccolto le confidenze di alcune personalità (Carlo De Benedetti, Romano Prodi) sui colloqui avuti dall’uno e dall’altro – nell’estate 2011 – con Mario Monti, ed egualmente l’avere intervistato, chiedendo conferma, lo stesso Monti.
Naturalmente non poteva abbandonarsi ad analoghe confidenze (anche se sollecitate dal signor Friedman), il Presidente della Repubblica, che «deve poter contare sulla riservatezza assoluta» delle sue attività formali ed egualmente di quelle informali, «contatti», «colloqui con le forze politiche» e «con altri soggetti, esponenti della società civile e delle istituzioni» (vedi la sentenza n.1 del 2013 della Corte Costituzionale).
Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.
Ma i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggiornaza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008. Basti ricordare innanzitutto la rottura intervenuta tra il Pdl e il suo cofondatore, già leader di Alleanza Nazionale, il successivo distacco dal partito di maggioranza di numerosi parlamentari, il manifestarsi di dissensi e tensioni nel governo (tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’economia ed altri ministri), le dure sollecitazioni critiche delle autorità europee verso il governo Berlusconi che culminarono nell’agosto 2011 nella lettra inviata al governo dal Presidente della Banca Centrale Europea Trichet e dal governatore di Bankitalia Draghi.
L’8 novembre la Camera respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato, e la sera stessa il Presidente del Consiglio da me ricevuto al Quirinale convenne sulla necessità di rassegnare il suo mandato una volta approvata in Parlamento la legge di stabilità. Fu nelle consultazioni successive a quelle dimissioni annunciate che potei riscontrare una larga convergenza sul conferimento a Mario Monti – da me già nominato, senza alcuna obiezione, senatore a vita – dell’incarico di formare il nuovo governo.
Mi scuso per aver assorbito spazio prezioso sul giornale da lei diretto per richiamare quel che tutti dovrebbero ricordare circa i fatti reali che costituiscono la sostanza della sotria di un anno tormentato, mentre le confidenze personali e l’interpretazione che si pretende di darne in termini di «complotto» sono fumo, soltanto fumo.

Con un cordiale saluto,
Giorgio Napolitano

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