Un’anziana cliente e il suo accompagnatore, seduti al tavolino di un bar. Si avvicina il cameriere, un adolescente di origini africane, ma loro si rifiutano di fare l’ordinazione e il motivo lo sbattono in faccia, come uno schiaffo, a quel povero ragazzo: «Non vogliamo essere serviti da un cameriere di colore». Sembrano stralci di cronaca di un’America anni Sessanta. Ma il Veneto non è l’Alabama, e un paesino come Montagnana – famoso più per il prosciutto che per le battaglie civili – non ha niente a che fare con Selma. E questo sebbene in tanti, nelle ultime ore, abbiano rispolverato lo scandalo che investì il paese due anni fa, quando l’assessore comunale all’identità veneta Andrea Draghi postò in Rete una foto del ministro Cecile Kienge accompagnata dalla scritta: «Dino, dammi un crodino », in riferimento al gorilla della pubblicità. Frase che costò a Draghi la delega, ma non la carica di assessore, e al sindaco Loredana Borghesan una lettera di scuse al ministro. Stavolta è andata diversamente. L’episodio è accaduto in una caffetteria del centro ma, quando il ragazzo di colore ha raccontato alle colleghe il modo in cui era stato respinto dai clienti, una delle cameriere non ci ha pensato un attimo a cacciarli dal locale. «Potete pure andare via qui, noi non serviamo razzisti». Si chiama Laura, è una ventenne che studia Biologia a Padova. Capelli castani, grandi occhi scuri e un coraggio da leone che probabilmente neppure lei sospettava di avere e che invece è venuto fuori al momento giusto, quando si è trattato di proteggere quel ragazzo dall’aggressione di due sconosciuti. L’episodio – capitato questa estate – non sarebbe mai venuto allo scoperto se non fosse stato per il padovano Stefano Saoncella, che ha pubblicato la storia sulla pagina Facebook «Montagnana 2.0, parliamone ». Ed è proprio dai 1.400 iscritti a quel gruppo virtuale che è partita l’idea di premiare il coraggio di Laura con un mazzo di fiori. «Allontanando i clienti razzisti – spiega Saoncella – ha dimostrato che prima di tutto vengono il rispetto, l’amore e la tolleranza e queste sono condizioni indispensabili per vivere in una società in continua evoluzione ». La ragazza si schermisce, intimorita da tutto questo clamore. «Di quanto accaduto – dice Laura – vorrei che venissero messi in risalto solo il rispetto per gli altri e la dignità di ogni essere umano in quanto tale. Alla base di tutto ci deve essere il rispetto per ogni persona, fondamentale per instaurare un rapporto con chiunque ci capiti davanti: è il primo mattone su cui far crescere qualsiasi tipo di rapporto, lavorativo o di amicizia». Poi si augura che tutta questa attenzione passi al più presto: «Penso che la maggior parte della gente di Montagnana avrebbe reagito come me. Quindi non credo sia il caso di enfatizzare ulteriormente l’accaduto, seppur credo sia servito a sensibilizzare e smuovere gli animi di molti». La vittima dell’episodio di razzismo non lavora più nella caffetteria. Ha 18 anni, è originario dell’Africa ma è stato adottato da una famiglia di Montagnana quand’era un bambino. E anche lui non ha voglia di parlare di quanto accaduto. «Purtroppo – racconta – già in passato mi sono capitati episodi poco piacevoli, anche se mai di questa gravità. Ad ogni modo non mi faccio certo spaventare. Ho ringraziato subito Laura per essere intervenuta ma ora lo considero un caso chiuso». Per tutto il giorno, però, commentando l’episodio la Rete ha dato il peggio di sé. Su Facebook sono comparse frasi come: «Andate a farvi un caffè dal negretto»; «Se pago e non voglio quel cameriere mi si deve accontentare e non cacciare»; oppure: «Non vedo quale sia il problema: adesso che si sa che c’è un negro in quel bar, basta non andarci». Fortunatamente alle stupidaggini vomitate sul web, in tanti hanno risposto complimentandosi con la cameriera ed esprimendo solidarietà al diciottenne. Intanto, ieri sera tra i clienti della pasticceria finita al centro del caso c’era una famiglia composta da mamma, papà e due bimbi di origini nordafricane. Anche loro si godevano l’aperitivo mentre all’interno del bar i titolari respingevano l’assalto dei curiosi: «Non vogliamo pubblicità, preferiamo non commentare l’accaduto». Eppure i clienti applaudono al coraggio della cameriera: «Questa ragazza ha dimostrato di ragionare con la sua testa e di avere un cervello», assicurava la coppia di nordafricani. E anche il sindaco Borghesan si schiera con la studentessa: «Di Laura conosco bene le capacità professionali e i suoi valori: mi sarei meravigliata se non avesse difeso il suo collega. Non vedo l’ora di incontrarla e darle il ringraziamento che merita».

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Emidio

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