«Good Morning!», buongiorno!, ha esordito Papa Francesco alla Casa Bianca salutando il presidente Barack Obama e tutti i presenti, parlando per la prima volta in inglese: «Come figlio di immigrati, sono felice di essere in questo paese costruito da famiglie simili alla mia. Guardo con speranza a giornate di dialogo e speranze in cui molti nel mondo potranno condividere le speranze degli americani». Papa Francesco è arrivato alla Casa Bianca nella sua 500L, accolto dal presidente Obama e dai massimi rappresentanti politici della Capitale americana. L’arrivo in perfetto orario dopo un piccolo bagno di folla davanti alla nunziatura apostolica e poi the White House: i marines in alta uniforme, le bandiere americane e del Vaticano al vento, la gente affollata sul prato in una bellissima mattinata di sole, il vicepresidente cattolico Joe Biden seduto con la moglie, ma altre migliaia di persone in piedi in silenzio assoluto, in attesa. Poi dalle due porte verdi a piano terra che si affacciano sul prato meridionale sono usciti il presidente Barack Obama con la moglie Michelle per accogliere Francesco. Sul prato la folla di 11mila persone rompeva il silenzio dell’attesa in un fragoroso applauso. La coreografia di oggi alla Casa Bianca è stata una delle più complesse e articolate che abbia mai visto in una cerimonia di arrivo di un capo di Stato. Poi Francesco, salutato da uno squillo di trombe e dal rullio di tamburi è sceso dalla sua vettura e ha salutato la coppia presidenziale. Gli inni nazionali prima quello del Vaticano poi quello americano. Una parata di militari in vecchie divise rivoluzionarie rosse accompagnata da marcette tradizionali. E poi prima dell’incontro privato di 45 minuti nello studio ovale, i discorsi di benvenuto. Francesco ha ricordato che avrà l’onore di parlare al Congresso «come fratello di questa nazione, ricordando l’importanza della fedeltà ai suoi princìpi fondanti». Un riferimento alle tematiche a lui care, come ambiente e solidarietà, nelle quali non si identificano molti repubblicani che hanno la maggioranza al Congresso. Il Papa poi ha parlato delle sfide per la famiglia in un momento difficile e ha posto l’accento sull’immigrazione, sull’importanza del matrimonio, sulla libertà di religione: «I cattolici americani sono impegnati a costruire una società equa e a respingere ogni forma di ingiustizia e discriminazione». Il Papa ha ringraziato Obama per aver proposto controlli sulle emissioni e per la protezione dell’ambiente, poi il riferimento a Martin Luther King: «Per troppo tempo non abbiamo onorato una cambiale dovuta. Ora è giunto il momento di pagarla», ha detto Francesco citando il grande reverendo pacifista americano. Obama a sua volta ha ringraziato il Papa per aver portato in America «un messaggio di misericordia» per aver affrontato temi cari alla sua amministrazione, dall’ambiente alla lotta alla povertà: «Molti anni fa ho lavorato nei quartieri più poveri di Chicago con la Chiesa Cattolica per aiutare famiglie in difficolta e bambini, ho visto in prima persona come i preti le suore hanno aiutato i meno fortunati e rafforzato la fede. E quello che è vero in America è vero in tutto il mondo». Al di là delle tematiche e dei meriti della Chiesa, al di là dell’aiuto che Obama ha riconosciuto al Papa per risolvere la crisi con Cuba, il presidente americano ha dato a Francesco il riconoscimento personale che merita, perché anche in America come nel resto del mondo questo Pontefice ha toccato un corda emotiva di cui si sentiva il bisogno: «Io credo – ha spiegato Obama – che l’eccitazione attorno alla sua visita sia da attribuirsi non solo al suo ruolo di Papa ma alle sue qualità uniche come persona. Con la sua umilità, il suo abbraccio di semplicità, la dolcezza delle sue parole e la generosità del suo spirito, vediamo in lei un esempio vivente degli insegnamenti di Gesù, un leader la cui autorità morale non viene solo dalle parole ma dalle azioni». Il viaggio di Francesco in America è già storico, non solo perché è la prima volta di Francesco negli Stati Uniti e alla Casa Bianca, ma perché questo suo viaggio arriva in un momento in cui molte difficili tematiche globali e nazionali, dal problema dei rifugiati a quello dell’ambiente a quello della sperequazione, hanno creato violente spaccature politiche. Anche in America, dove ci si trova a un difficile crocevia politico con le primarie ormai in fase avanzata. «Agli occhi di Dio – ha detto Obama – non siamo riconosciuti per quanto siamo ricchi o potenti ma per quanto riusciamo ad aiutare coloro in difficoltà a combattere per l’eguaglianza. Il suo messaggio centrale è sulla misericordia, l’accoglienza, dagli immigrati ai rifugiati,significa dare amore e calore agli emarginati a chi cerca la redenzione». Con un messaggio finale: «L’America è per la libertà di fede e di espressione e siamo certi che il suo messaggio aiuterà a superare le atrocità le intolleranze che vediamo in ogni parte del mondo». «Lei è un profondo esempio morale, ci scuote, scuote le nostre coscienze per perseguire un mondo che sia più libero e giusto» ha concluso Obama. «God bless America!», Dio benedica l’America!, è stata l’invocazione con cui entrambi hanno concluso il loro discorso.

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Emidio

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