«Oggi varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo». Il millesimo giorno di pontificato Francesco cade nella festa dell’Immacolata e soprattutto nel cinquantesimo anniversario della fine delle Assise che Paolo VI chiuse come un’espressione di “simpatia immensa” nei confronti del mondo, parlando di una Chiesa per la quale «nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano». Prima di aprire la Porta Santa della Basilica di San Pietro – dopo l‘ “anticipo” di dieci giorni fa a Bangui, nel Centrafrica in guerra civile – il Papa dispiega nell’omelia il senso dell’Anno Santo che ha voluto incentrare sulla misercordia. E dice: «Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma». In piazza ci sono poche decine di migliaia di persone, più che le file ai metal detector l’effetto della paura coltivata negli ultimi giorni, via della Conciliazione è solo una strada di passaggio e dentro al Colonnato del Bernini i fedeli arrivano poco oltre l’obelisco centrale. Giornata grigia, sampietrini che luccicano di pioggia. Prima della messa, in piazza, vengono letti alcuni brani delle quattro costituzioni conciliari (Dei Verbum, Lumen gentium, Sacrosanctum concilium e Gaudium et spes), e due passi della Unitatis redintegratio sull’ecumenismo e la Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. Il Concilio: «Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario», spiega Bergoglio. «Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo». Francesco vuole ripartire dalla quella «spinta missionaria che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo», spiega: “Il Giubileo ci provoca a questa apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio. Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano». All’apertura della Porta Santa è presente anche Benedetto XVI, l’ultimo Papa ad aver partecipato al Concilio. «Entrare per quella Porta significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente», ricorda Francesco. «Sarà un Anno in cui crescere nella convinzione della misericordia: quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia!», scandisce Francesco citando Sant’Agostino. Del resto «la festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio», dice il pontefice: «Egli non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. È l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva». In piazza sono arrivate le autorità: il presidente del Consiglio Matteo Renzi è seduto accanto al prefetto Gabrielli, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è accompagnato dalla figlia Laura, il commissario Francesco Paolo Tronca è in piazza con la moglie Cristina e la squadra dei suoi subcommissari capitolini . Vedere sorgere l’alba in piazza San Pietro, nel giorno dell’apertura dell’Anno Santo della Misericordia: lo hanno fatto in tanti, gli oltre centomila pellegrini che si sono messi in coda che era ancora notte fonda per accedere alla piazza. C’è chi ha dormito in strada, sul lungotevere e nelle vie adiacenti, chi ha portato i bambini, le suore e i gruppi parrocchiali, i fedeli romani e quelli venuti dall’altra parte del mondo. E c’è la macchina imponente, forse senza precedenti, della sicurezza. E’ tutto pronto in piazza San Pietro: i varchi hanno aperto alle 6,30, tre ore prima della Messa che Papa Francesco celebra in piazza, prima di aprire, intorno alle 11, la Porta Santa di San Pietro, atto con cui darà ufficialmente inizio al Giubileo per il miliardo di cattolici sparsi in tutto il mondo. Alle 12 poi, come ogni domenica, reciterà l’Angelus. L’afflusso dei pellegrini «sta procedendo regolarmente». È quanto fanno sapere dalla Sala Gestione Giubileo, ovvero la sala operativa di Prefettura e Comune di Roma. Dalle 7 è attivo il divieto di sorvolo sui cieli di Roma per un raggio di 10 chilometri. Elicotteri sorvolano San Pietro e il centro storico della città. Le strade intorno alla piazza sono chiuse al traffico, transennate e presidiate da vigili e forze dell’ordine. Sotto una pioggia leggerissima e discontinua, che ha già trasformato la piazza in una distesa di ombrelli, le forze dell’ordine ispezionano borse, tasche e anche passeggini e carrozzine e i fedeli vengono controllati anche con metal detector portatili. Dalla piazza salgono i rosari e i canti con cui chi è già entrato e chi è ancora in coda inganna l’attesa. E’ arrivato anche il regista Wim Wenders per una consulenza al Ctv, che riprenderà l’evento in ultra hd con 19 camere 4k e lo diffonderà in mondovisione grazie a tre satelliti. Ma già, come sempre accade a Roma, si sono verificati i primi intoppi: si sono bloccati ascensori e montascale alla stazione metro di Ottaviano-San Pietro, quella più vicina alla piazza, utilizzata ogni giorno da migliaia di pellegrini. Anche alla stazione Termini le scale mobili all’interno della stazione, lato piazza dei Cinquecento, sono fuori servizio. La paura? Per i centomila non esiste: «Siamo credenti, siamo in mano al Signore», spiegano Roberto e Laura, neosposi arrivati da Genova. Mentre per suor Layla, pakistana di Lahore, «è tutto normale»: «Noi viviamo sempre così, negli ultimi abbiamo avuto molti attentati contro la comunità cristiana». E aggiunge: «Lahore è la città di Asia Bibi, la cristiana da anni in carcere perché accusata di blasfemia e diventata un caso internazionale. Per noi vedere le forze dell’ ordine presidiare le funzioni religiose è una cosa normale, ciò che per voi è differente. Sono qui con altre sorelle per l’apertura di questo Giubileo, momento importante per i cristiani di tutto il mondo». E per tanti essere in piazza significa trasmettere un messaggio di fede e speranza: «Facciamo vedere al mondo che non temiamo gli attentati, che la forza della nostra religione è più forte», spiega Mauro, ventenne che con un gruppo di una trentina di coetanei è arrivato da Milano.

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Emidio

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