L’Expo «può diventare per il governo un centro a livello mondiale che affronti insieme il tema della genomica e dei big data». Così Matteo Renzi, al Piccolo di Milano, quantificando in 1.600 i ricercatori che potrebbero essere coinvolti nel progetto indicato dall’esecutivo nell’area Expo. Per realizzare il progetto nell’area Expo «bisogna partire da subito per dare il senso della missione: non diventi l’area del nostro rimpianto», ha aggiunto, assicurando che il governo è pronto ad investire «150 milioni l’anno per i prossimi 10 anni». «Il governo dà disponibilità se richiesto a dare il suo contributo con tutti gli strumenti a partire dalla Cdp e con fondi già dal cdm di venerdì», ha proseguito, definendo il progetto del Federal Bulding del Demanio «serio, rigoroso», ma senza il «respiro internazionale: per noi quell’area deve avere un forte valore scientifico». «L’Expo è stato simbolo di chi non si rassegna ed è stato un grande successo», «ha restituito l’orgoglio di realizzare l’impresa», ha detto il premier, citando Paul Claudel e «la filosofia di costruttori di cattedrali». Secondo il premier, «pur con una velocità diversa, quanto si è fatto per l’Expo rappresenta per l’Italia ciò che nel Medioevo era una grande impresa per le generazioni future». «Siamo oggettivamente una super potenza culturale». La qualità «delle nostre università e dei nostri centri di ricerca straordinaria – ha aggiunto – ma dobbiamo fare di più e meglio. Dobbiamo essere capaci di attrarre i talenti e generare qualità. Dobbiamo capire che la globalizzazione è il più grande asset che abbiamo e se capiamo questo smettiamo di avere paura dei fantasmi». Per il premier Matteo Renzi sarebbe sbagliato consegnare il dopo Expo «ai campanilismi». Questo è il messaggio che ha lanciato «alla classe dirigente milanese» riunita al teatro Piccolo questo pomeriggio. Renzi ha detto che il governo è pronto «a investirci», ma Milano per «il suo ruolo capitale culturale dovrà essere non solo la locomotiva d’Italia, ma d’Europa». «Per anni ci hanno detto che eravamo solo dei rottamatori senza proposte, dopo un anno e mezzo abbiamo dimostrato che invece c’è un disegno organico per il Paese», ha detto Renzi. Nel suo discorso nel dopo Expo, Renzi ha paragonato l’Italia del futuro alla rivoluzione della Apple: «L’Italia deve tornare ad essere facile e bella, ma per esserlo deve fare cose di livello mondiale». Il premier ha sottolineato che il progetto sarà «the best» come deve essere l’Italia. Illustrando il piano del Governo, Matteo Renzi ha parlato di «un progetto totalmente sinergico, lo dico per evitare guerre di campanili. Ritengo che la scintilla universitaria sia importante come quella che può venire dalle imprese. Insieme al Polo Italia 2024 ci potranno essere più player ad attrarre talenti internazionali». Renzi ha ringraziato per la riuscita dell’Expo le istituzioni locali, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il presidente della Regione Roberto Maroni, oltre al commissario Giuseppe Sala. E poi ha elencato nei ringraziamenti anche gli ex premier Prodi, Berlusconi, Monti e Letta, oltre all’ex sindaco Moratti e all’ex governatore Formigoni. «Vorrei ringraziare anche la magistratura di Milano che ha avuto grande sensibilità nel far rispettare le leggi e il rispetto delle istituzioni».

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Emidio

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