Uno scavo di routine sulla strada per installare le tubature del gas, una piccola buca aperta con la scavatrice. Poi all’improvviso uno squarcio e il vuoto, nelle viscere della terra. Un salto di quasi quattro metri di profondità, con la scoperta di una stanza affrescata risalente a duemila anni fa. Probabilmente un ambiente che faceva parte di una ricca residenza risalente al I secolo d.C., tra la fine della dinastia Giulio-Claudia e quella dei Flavi. Almeno secondo le prime ipotesi degli archeologi. Ma la cautela è ancora molta. È l’inaspettato spettacolo (non così insolito per una città come Roma) che si sono trovati di fronte operai e tecnici del gas l’altro giorno mentre erano al lavoro in un cantiere aperto su via Alfonso Lamarmora, a due passi da piazza Vittorio, nel cuore dell’Esquilino. A quel punto la procedura è standard. Subito è stata avvertita la Soprintendenza per i beni archeologici di Roma per mettere in campo le indagini di archeologi preventiva. I primi a scendere sono stati gli speleologi. L’équipe di esperti del centro ricerche archeo-speleologiche Sotterranei di Roma guidato da Marco Placidi. Si sono calati attraverso un’apertura di pochi centimetri, per scendere in corda di una manciata di metri. Ed è così che hanno potuto verificato la presenza di una stanza lunga circa sei metri, intonacata e affrescata, con le muratura in “opus reticolatum” che conservano evidenti tracce di un soffitto coronato da una volta. I motivi decorativi attingono ad un repertorio vegetale. I colori insistono sulle tonalità rosso-cremisi, viola, verde. «È troppo presto per fare una valutazione – commenta Mirella Serolorenzi responsabile dell’area per la Soprintendenza per l’area archeologica di Roma – Comunque va detto subito che in questa zona sono stati fatti in passato importanti ritrovamenti, tra cui bellissime statue oggi conservate alla Centrale di Montemartini». Nel dettaglio, gli studiosi si trovano di fronte ad un ambiente «di cui si vede l’imposta della volta, in opera reticolata, e dove le pareti appaiono dipinte – continuano dalla Soprintendenza – Si possono apprezzare due strati d’intonaco: il primo dipinto con riquadri rossi e con piccoli fregi, il secondo interamente bianco». In prossimità dell’area ci sono stati nel tempo moltissimi ritrovamenti: qui si estendevano infatti gli “Horti Lamiani”, splendidi giardini di proprietà imperiale amati da Caligola. Già da oggi si attendono le indagini da parte degli archeologi. L’obiettivo della Soprintendenza è di ampliare ora l’area delle ricerche.

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Emidio

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