Svolta nelle indagini sulla morte di Sara Di Pietrantonio, la studentessa di 22 anni, trovata morta carbonizzata alla Magliana, a pochi metri dall’auto distrutta dalle fiamme. Dopo una notte di interrogatori la polizia ha fermato Vincenzo Paduano, 27 anni, guardia giurata, ex fidanzato di Sara, sospettato dell’omicidio dalla Squadra mobile della Capitale coordinata dal procuratore Maria Monteleone. Un video — girato dalle telecamere di sicurezza di una fabbrica di calcestruzzi in via della Magliana — ha ripreso una parte delle fasi di quanto accaduto sabato notte, poco dopo le 4.30: la Toyota Aygo della giovane ferma sul ciglio della strada affiancata da un’altra vettura, un individuo che scende da quest’ultima, sale sull’altro veicolo dal lato del passeggero, armeggia nell’abitacolo, poi ritorna sulla sua auto e parte. Pochi istanti e le fiamme divampano dalla Toyota. Su queste immagini c’e’ il massimo riserbo da parte degli investigatori, che però sarebbero convinti di aver riconosciuto in quel video l’ex fidanzato di Sara. In quei frame ci sarebbero altre scene. Quella dell’aggressione fisica alla ragazza, costretta a fermarsi dopo che la sua auto era stata affiancata da qualcuno che la stava inseguendo. Inizia qui la tragica fine di Sara, appassionata di danza e musica, studentessa di economia all’università Roma Tre, fidanzata fino a poche settimane fa con il giovane fermato dalla polizia. Una relazione finita sulla quale si concentrano le indagini. Vincenzo Paduano, a lungo interrogato è stato prima iscritto nel registro degli indagati, poi è scattata la misura restrittiva. La ricostruzione di quello che è successo in via della Magliana è piena di particolari agghiaccianti. La ragazza, terrorizzata dopo essersi fermata, sarebbe fuggita dall’auto inseguita da chi voleva ucciderla. Dopo aver percorso circa 300 metri a piedi sarebbe stata raggiunta nel parcheggio del ristorante La Tedesca, sul lato opposto della strada, e lì picchiata, forse strangolata — come dimostrerebbero dei segni sul collo — e ritrovata dietro un muretto con la camicetta sbottonata. Poi il killer sarebbe tornato indietro per cancellare le tracce: prima bruciando la Toyota (come si vede nel filmato) poi dando fuoco alla ragazza ancora a terra, accanto a un muretto. Per il medico legale che ha svolto un primo esame del corpo i due incendi non sarebbero collegati l’uno all’altro, ma episodi distinti. Fiamme — soprattutto quelle che avvolgevano l’auto — che sono state notate da alcuni automobilisti. Sono stati loro a chiamare i pompieri. Una squadra di Vigili del fuoco è intervenuta dopo qualche minuto per spegnere il rogo dell’auto. All’operazione hanno partecipato anche gli agenti di tre volanti che sono sopraggiunti poco dopo. I poliziotti hanno impiegato pochi minuti per risalire all’intestataria della Toyota: Tina, la madre di Sara, che si era già messa in macchina con lo zio della studentessa, preoccupata perché la figlia non era tornata a casa. Alle 3.30 la donna aveva ricevuto il solito sms da parte della ragazza. «Mamma, sto tornando», le aveva scritto la ventenne. Una consuetudine quando si trovava fuori per tranquillizzare la mamma, in questo caso dopo aver trascorso la serata insieme con un’amica che risiede vicino alla sua abitazione e che aveva appena riaccompagnato. Da lì, per arrivare dalla madre Sara avrebbe dovuto metterci pochissimo. Non è stato così. Venti minuti più tardi, visto che la ragazza non rispondeva al telefonino, la madre ha deciso di andarla a cercare. E, quando la polizia è riuscita a contattarla, si è diretta subito in via della Magliana dove i pompieri stavano finendo di spegnere l’incendio. Ma l’orrore non era ancora finito. In lontananza un altro focolaio ha attirato l’attenzione di tutti. Una corsa con il cuore in gola, poi la macabra scoperta. A bruciare era proprio Sara. Il fuoco le ha devastato soprattutto le spalle, il volto e la testa, fino a renderla quasi irriconoscibile.

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Emidio

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