Dopo la messa celebrata in Plaza de la Revolucion all’Avana davanti a una folla oceanica Papa Francesco si è recato a casa di Fidel Castro, una residenza attrezzata con tutte le apparecchiature sanitarie di cui l’anziano leader ha bisogno. È il terzo pontefice che Fidel incontra, dopo Wojtyła nel 1998 e Ratzinger nel 2012. Il colloquio, durato più di mezzora, era stato ipotizzato, ma non formalmente messo in programma. «Un incontro familiare e informale», lo ha definito il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Tra i temi affrontati in particolare quelli ambientali: Bergoglio ha donato a Fidel una copia della sua enciclica “Laudato si’”, insieme ad altri volumi. Castro ha invece fatto omaggio al Papa del libro di Frei Betto, “Fidel e la religione”. Sul libro, Castro ha vergato la sua dedica: «Per papa Francesco in occasione della sua visita a Cuba con l’ammirazione il rispetto del popolo cubano». Nel pomeriggio il Papa rivedrà anche Raul Castro, diventato presidente di Cuba dopo le dimissioni di suo fratello e già presente all’omelia. Al popolo cubano, che ormai è sulla soglia di una grande transizione dopo la fine della “pace armata” con gli Usa, il Papa manda il messaggio di non cedere a progetti «seducenti», con chiara allusione al consumismo. «Il santo popolo fedele di Dio che vive a Cuba – ha detto Francesco nell’omelia alla gremita Plaza de la Revolucion – è un popolo che ama la festa, l’amicizia, le cose belle. È un popolo che cammina, che canta e loda. È un popolo che ha delle ferite, come ogni popolo, ma che sa stare con le braccia aperte, che cammina con speranza, perché la sua vocazione è di grandezza. Oggi vi invito a prendervi cura di questa vocazione, a prendervi cura di questi doni che Dio vi ha regalato, ma specialmente voglio invitarvi a prendervi cura e a servire la fragilità dei vostri fratelli. Non trascurateli a causa di progetti che possono apparire seducenti, ma che si disinteressano del volto di chi ti sta accanto». Forse Bergoglio guarda con fiducia ma anche con un po’ di preoccupazione agli effetti che una disordinata e tumultuosa riapertura al sistema consumistico potrebbe generare su una società come quella cubana. Ma nell’omelia il Papa ha parlato anche di come i cattolici (e quindi le gerarchie) devono intendere il loro ministero: «Il servizio non è mai ideologico, non serve idee, ma persone» dice alla folla di fedeli radunati nella piazza simbolo della rivoluzione, teatro degli interminabili comizi di Fidel Castro, che oggi dovrebbe incontrare. «Lontano da ogni tipo di elitarismo – ha detto il Papa – l’orizzonte di Gesù non è per pochi privilegiati capaci di giungere alla “conoscenza desiderata” o a distinti livelli di spiritualità. L’orizzonte di Gesù è sempre una proposta per la vita quotidiana, anche qui, nella “nostra” isola». E la proposta che Francesco trae dal Vangelo è semplice e concreta. Guardare «sempre il volto del fratello», toccare «la sua carne», sentire «la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”» e cercare «la sua promozione. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone». L’attenzione agli ultimi non può dunque diventare uno slogan, trasformarsi in ideologia o in retorica.

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Emidio

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