È ripresa nell’Aula del Senato la discussione generale sul Ddl con le riforme istituzionali. Entro oggi alle 24 è prevista la sua conclusione. Poi l’Aula, compatibilmente con il lavoro necessario da parte degli uffici per ordinare gli emendamenti presentati, dovrà passare all’esame delle proposte di modifica. È rebus sui tempi al Senato dopo la “valanga” di emendamenti, oltre 82 milioni, presentati dalla Lega. Nessuno degli interpellati tra i senatori azzarda previsioni ma c’è chi osserva che, dopo la maratona di questa estate dovuta agli oltre 500mila emendamenti presentati sempre dal Carroccio, gli uffici si siano attrezzati ad affrontare questa nuova mole di proposte.  Dopo il lavoro tecnico per catalogare e numerare tutti gli emendamenti, la parola passerà al presidente Pietro Grasso che dovrà decidere, in modo inappellabile, sull’ammissibilità dei testi. Anche in questo caso, viene spiegato, nessuna previsione sulla tempistica, anche se non è escluso che nelle prossime ore venga data un’indicazione di massima su come si intende procedere. L’obiettivo del governo è licenziare le riforme entro il 15 ottobre, prima che inizi la sessione di Bilancio, a Palazzo Madama. La maggioranza ha raggiunto un accordo nella notte e ha depositato tre emendamenti al ddl Boschi firmati da Anna Finocchiaro e poi dai capigruppo di maggioranza Luigi Zanda, Renato Schifani e Karl Zeller. L’intesa riguarda l’elettività dei senatori, il tema delle funzioni del Senato e i giudici costituzionali.I senatori saranno decisi «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge». L’emendamento, in cui non si fa riferimento ad alcun «listino», dispone che i futuri senatori saranno eletti dai consigli regionali che dovranno tenere conto delle «scelte» fatte dagli elettori al momento del voto. La minoranza Pd ha ritirato gli emendamenti relativi al comma 5 dell’art 2 «oggetto dell’accordo». È quanto rende il senatore Miguel Gotor precisando che «restano gli emendamenti relativi ad altri commi dell’art. 2 in attesa della decisione del presidente Grasso, come forma di rispetto istituzionale e personale nei suoi riguardi. «C’è tempo, gli emendamenti si presentano, si ritirano… Intanto abbiamo lavorato sui testi», dice il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, rispondendo a chi le domanda se, con le tre proposte di modifica presentate dalla maggioranza, la minoranza Pd abbia intenzione di non presentare o ritirare i propri emendamenti.  Il Movimento 5Stelle ha depositato 200 emendamenti, 1,172 Forza Italia, Sel 62mila, nulla in confronto alla Lega: «Sono 82.730.460 i miei emendamenti alla Riforma costituzionale. Non ho sentito nessuno della maggioranza, avevo segnalato che li avrei presentati», ha detto il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ai giornalisti a palazzo Madama dopo aver annunciato la presentazione della valanga di emendamenti da guinness dei primati. Si tratta di 200 emendamenti cartacei e il resto su dvd. «Sono scritti da un generatore automatico – scrive su Twitter Debora Serracchiani, vicesegretario nazionale del Pd-. La Lega Nord fa perdere tempo all’Italia».

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