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Milano – 37enne aggredita mentre passeggia al parco: il suo cane la salva dalla violenza sessuale

Domenica mattina, verso le 9,30, una donna di 37 anni è stata aggredita nel Parco Lambro di Milano da un palpeggiatore spuntato all’improvviso da un cespuglio. L’uomo ha afferrato la donna al collo con il braccio destro, mentre con il sinistro ha iniziato a toccarla nelle parti intime.  La donna è però riuscita a non farsi paralizzare dalla paura e ha reagito cercando di morderlo. Ma provvidenziale è stato l’intervento del suo cane, un cocker, con cui stava passeggiando: il quattrozampe, fiutato il pericolo, ha attaccato l’aggressore e lo ha messo in fuga. Chiamata la polizia, la vittima è salita con gli agenti in auto e ha iniziato a perlustrare la zona. Su una panchina, vicino a una struttura abbandonata in via Licata, la 37enne ha riconosciuto l’uomo, un 21enne originario dello Sri Lanka, per il quale sono scattate le manette per violenza sessuale. Il giovane presentava dei graffi sul braccio e l’avambraccio, mentre sulle gambe aveva ancora i segni lasciati dal cane. Per la vittima, trasportata in stato di choc all’ospedale Niguarda, la prognosi di tre giorni.

Coppia di nordafricani ubriachi minacciano una capotreno con un cacciavite e feriscono un passeggero, nuovo caso di aggressione sui treni italiani

Un nuovo caso di aggressione si è verificato ieri nei pressi di Treviglio, in provincia di Bergamo, dove una coppia di nordafricani con un evidente tasso alcolico molto elevato hanno percosso e minacciato una capotreno e poi hanno rivolto le loro attenzioni a un passeggero. La rissa è scattata su un treno proveniente dalla stazione di Porta Garibaldi, a Milano, con direzione Cremona. I due aggressori hanno dapprima strattonato il capotreno, arrivando a minacciarlo con un cacciavite, e poi hanno malmenato il passeggero che era intervenuto a soccorso della lavoratrice. Il viaggiatore è poi stato curato dai medici del Pronto soccorso per le contusioni riportate. Concluso il pestaggio i due nordafricani sono riusciti a scappare, facendo perdere le loro tracce, azionando il freno d’emergenza del treno e arrestando così il convoglio: la polizia è al momento sulle tracce degli aggressori. Secondo un sindacalista di Or.S.A., Andrea Coscia, nonostante la capotreno avesse chiamato le forze dell’ordine dopo l’azionamento del freno di emergenza queste non sarebbero arrivate. Il convoglio sarebbe così rimasto fermo per circa 50 minuti, rallentando il traffico ferroviario, e sarebbe stato soppresso solo dopo l’arrivo alla stazione di Treviglio Centrale. L’episodio arriva dopo l’ancora più grave caso dell’aggressione di Villapizzone con tanto di machete a un capotreno da parte di un gruppo di sudamericani: Carlo Di Napoli, questo il nome dell’appena 32enne dipendente di Trenord, ha rischiato di perdere un braccio, salvato in extremis grazie a un’operazione chirurgica. Proprio lo scorso martedì era stato indetto uno sciopero nazionale del trasporto ferroviario da parte di Or.S.A. per protestare e chiedere l’introduzione di nuove misure contro la mancanza di sicurezza cui vanno incontro i dipendenti che assicurano il corretto funzionamento dei trasporti su rotaia.

Lodi, entra in tribunale con un coltello e aggredisce la pm, il metal detector non funziona da mesi

L’incubo della strage al tribunale di Milano si è materializzato in un attimo, stamattina, nel palazzo di giustizia di Lodi. Una donna è entrata in Procura con l’intenzione di uccidere a coltellate il magistrato che si stava occupando del suo caso. Ha aggredito e mandato in ospedale, devastandole l’ufficio, il cancelliere che le aveva negato l’incontro con la pm. Bloccata e portata in una camera di sicurezza ha anche insultato pesantemente il procuratore Vincenzo Russo e la pm Sara Menegazzo che stavano cercando di calmarla. E quando il sostituto procuratore si è voltata per uscire dalla stanza, le è saltata addosso cercando di strangolarla con una mossa di karate alle spalle. Nella borsa aveva inoltre un lungo coltello da cucina, sfuggito ai controlli del metal detector (che non funziona da mesi). È stata lei stessa a dire ai carabinieri, più tardi, che era arrivata a Lodi con l’intenzione di uccidere il magistrato, colpevole a suo dire di aver snobbato una sua denuncia. Cronaca di ordinaria follia negli uffici giudiziari di Lodi: a mandare in tilt il già labile sistema di sicurezza del palazzo di giustizia è stata Rosa Maria Capasso, 38enne di Nola ma residente nel Lodigiano, a Codogno. Una precaria, che il 24 aprile scorso aveva presentato alla Procura di Lodi una denuncia a quanto pare per essere stata «scavalcata» nella ricerca di un lavoro sicuro. Denuncia che, secondo lei, andava avanti troppo lentamente. Così martedì mattina, appena giunta da Nola dove si trovava fino al giorno prima, la 38enne si è presentata già alle 7.30 a palazzo di giustizia, con un coltello a doppia punta nascosto nella borsa. I vigilantes all’ingresso l’hanno fatta passare sotto il metal detector che non ha rilevato nulla di irregolare, ma non le hanno fatto posare la borsa sullo scanner aeroportuale che è fuori uso dallo scorso dicembre. Alle 9 le è stato consentito di entrare negli uffici della Procura. Voleva incontrare Sara Menegazzo, il magistrato che si sta occupando del suo caso, in quel momento fuori ufficio. Quando la cancelliera Maria Pia Sciortino le ha risposto che senza appuntamento non avrebbe potuto parlare con la pm, la Capasso ha perso la testa, iniziando a urlare; poi ha aggredito la malcapitata dipendente della Procura graffiandola, prendendola a pugni e calci e sbattendola a terra. Sentendo le urla sono accorsi sia il marito della cancelliera, che lavora in tribunale come ufficiale giudiziario, sia i carabinieri e le guardie giurate. In quattro, cinque hanno bloccato la donna impazzita. Poi l’hanno chiusa in una camera di sicurezza cercando di calmarla, mentre Sciortino veniva portata in ospedale a Lodi, sotto choc e piena di lividi e contusioni. Avvertiti dell’accaduto, il procuratore e la pm, nel frattempo rientrata in ufficio, hanno cercato di far ragionare l’autrice dell’aggressione, ricevendo accuse, improperi e insulti. Quando la Menegazzo le ha voltato le spalle per uscire dalla stanza, è avvenuta la seconda aggressione. Rosa Maria Capasso si è alzata di scatto, le ha circondato il collo con un braccio, ha tentato ripetutamente di picchiarla. Bloccata dai carabinieri e perquisita, le è stato trovato il coltello nella borsa. Una lama con cui – ha detto poi – avrebbe voluto uccidere il magistrato stesso. La 38enne è stata arrestata e successivamente condotta in ospedale a Lodi, dove si trova tuttora, piantonata dai carabinieri. Il sostituto procuratore è ancora terrorizzata per l’accaduto: «Sono provata da quanto accaduto, soprattutto dal fatto che quella donna voleva uccidermi ed è arrivata senza problemi fino al mio ufficio. Solo per un caso non mi trovavo lì. Ne ha fatto le spese il mio cancelliere». Il procuratore Russo ha accusato pesantemente il livello di sicurezza inesistente nel palazzo di giustizia lodigiano. «Scanner fuori uso, guardie giurate che non possono perquisire, telecamere bruciate, utenti che girano tra gli uffici liberamente – ha affermato — : l’aggressione di oggi è la classica goccia, ma anche nei mesi scorsi si sono verificati episodi sconcertanti, con i dipendenti del palazzo di giustizia aggrediti verbalmente da utenti infuriati. Non si può lavorare in queste condizioni. Il Comune non effettua le manutenzioni perché, a detta del sindaco Simone Uggetti, il ministero di Grazia e Giustizia non paga da anni. Siamo forse l’unica Procura d’Italia con uffici al pianterreno, alla mercè di tutti». Secondo i calcoli di palazzo Broletto, tra affitto, manutenzioni e ammodernamenti, il Ministero ha un debito nei confronti del Comune di sei milioni di euro