Subito una decisione sulle indennità dei parlamentari e sulla possibilità di tagli. I presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, cercano di stoppare la polemica sulla riduzione delle indennità dei parlamentari, contenuta nella manovra ma invisa al popolo della politica. Come già è avvenuto per i vitalizi, anche per l’adeguamento degli stipendi parlamentari alla media europea sono scesi in campo direttamente gli scranni più alti di Montecitorio e Palazzo Madama. “Non corrisponde al vero – hanno scritto i presidenti in una nota congiunta – quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti”. Lo scontro sulle indennità erogate agli eletti è esploso sabato, quando i deputati hanno detto no a una norma della manovra che prevede la possibilità del governo di intervenire per decreto sui tagli degli stipendi dei parlamentari, qualora la commissione Istat incaricata del livellamento retributivo Italia-Europa non provveda, entro il 31 dicembre 2011, a individuare la media dei trattamenti economici del continente. La decisione dei partiti, che di fatto rinvia i tagli alle indennità, è stata giustificata difendendo “la competenza esclusiva delle Camere contro l’ingerenza del governo”. Dopo le reazioni indignate dell’opinione pubblica, sono intervenuti i presidenti e quindi, a seguire, i leader dei partiti. Secondo Pier Ferdinando Casini, numero uno Udc, “non c’è nessuno stop, siamo indisponibili a difese corporative. Per noi i tagli ci saranno nei tempi indicati dal governo”. “L’adeguamento è deciso e lo applicheremo senza esitazioni”, ha fatto sapere il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, mentre Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ha affermato che il suo partito “ha presentato un emendamento che interviene sul trattamento economico dei parlamentari e ci auguriamo che, con senso di responsabilità, sia approvato”. Della partita anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano: “Da parte nostra – ha detto – nessun rallentamento sui tagli ai costi della politica e agli stipendi dei parlamentari. Ma sarà il Parlamento ad assumersi la responsabilità della scelta, come ha già cominciato a fare sui vitalizi. Senza farsi commissariare dal governo”. Nella polemica è intervenuto anche l’ex sottosegretario Guido Crosetto, del Pdl, parlando di un “clima di odio” fomentato dalla stampa: “I giornali titolano e polemizzamo sul nulla. La norma prevista nella manovra Monti, è già legge. Già è previsto l’adeguamento, già è prevista la tagliola al primo gennaio”, ha chiosato Crosetto. Per il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, infine “la polemica scoppiata è sterile”. Per quanto riguarda i tagli ai privilegi “è giusto e si è deciso che entro il 31 dicembre la commissione deve dare i suoi risultati, tenuto conto delle differenze delle trattenute fiscali che in Italia sono diverse dal resto d’Europa. Questo va fatto in Parlamento. La democrazia – ha concluso Lupi – non deve essere toccata, però, e non si può non essere chiari su ciò che si vuole fare. Se ridurre i costi della politica significa rinunciare al Parlamento non va bene, questa sarebbe dittatura”.

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Emidio

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