A soli 15 chilometri da Viareggio e da Forte dei Marmi, sulle colline che dividono Lucca dalla costa del Tirreno e dalla Versilia, si trova una delle più belle ville lucchesi: Villa Mansi. La villa è ricordata non solo per la sua architettura delineata dalla splendida facciata in stile manierista e da un grande giardino antistante ma anche dal fatto che un’antica leggenda caratterizza questo luogo da più di 400 anni. In tale loco vi dimorò una nobildonna, figlia di nobili di Lucca, nella prima metà del ‘600 quando, in età molto giovane, rimasta vedova del primo matrimonio, si stabilì con il secondo marito, molto più anziano di lei, il ricco Gaspare di Nicolao Mansi. La giovane si chiamava Lucida Mansi. Questa famiglia era molto ricca e conosciuta in tutta Europa per il commercio delle sete già prima del XVI secolo. Quest’unione suscitò quasi scandalo per la differenza enorme di età tra i due sposi e per la bruttezza di lui rispetto all’estrema beltà di lei.

Lucida era molto sicura di se stessa e della sua bellezza: era una donna viziata e annoiata, viveva di eccessi, non si lasciava scappare nulla e si ricopriva di lusso. Non rinunciava alle feste sfarzose e ai banchetti suntuosi. Era talmente vanitosa e piena di sé da riempire di specchi la sua camera così da ammirare la sua figura in ogni momento della giornata. “Misteriosamente”, dopo pochi anni di matrimonio, il vecchio marito Gaspare morì, rendendo per l’ennesima volta vedova la giovane Lucida. Lucida era una donna dal cuore oscuro e non spese nemmeno una lacrima per il defunto marito, anzi, si lasciò subito consolare da numerosi amanti che passavano una notte nel suo letto. Lucida era una donna libertina e amante di se stessa più di ogni altra cosa e non provava interesse per nessuno, un interesse che perdurava per una notte e scemava la mattina dopo. Si dice addirittura che avesse ucciso il marito per vivere la propria vita dedita ai piaceri della carne in completa libertà. Lucida era una mantide religiosa che, dopo l’accoppiamento, si liberava del compagno. Per fare ciò usava un tranello: con un esca lasciava che i suoi amanti cadessero in delle botole piene di affilatissime lame. Però un infausto presagio si stava abbattendo sulla giovane libertina. Una mattina che sembrava come tutte le altre Lucida vide, nel suo liscio e candido viso da eterna giovinezza, una piccolissima ruga: il tempo stava passando anche per lei e iniziava a scalfire la sua bellezza. A questo punto Lucida iniziò a dare i numeri, spaccò ogni specchio del palazzo, e nel palazzo, quasi a condividere il dolore della giovane, ogni colore delle mura sembrò come se cadesse a terra. Inoltre i fiori e gli alberi iniziarono a seccare.

Lucida pianse la sua disperazione per giorni finché il diavolo fu richiamato da tale tristezza esagerata. Un giorno gli apparve nelle sembianze di un giovane affascinante. Esso propose a Lucida un patto: la sua anima in cambio di altri 30 anni di bellezza. La brama della donna era sconfinata e rispose senza nessun dubbio: morire dannata ma con una vita piena di giovinezza e piaceri. Il patto con il diavolo fu firmato. I 30 anni passarono e mentre lei rimaneva giovane e sempre più perversa intorno a lei la gente invecchiava e moriva. Però il periodo di beltà finì e il diavolo arrivò per essere pagato. Nella notte del 14 agosto 1623 fece la sua comparsa per riscuotere il suo credito. Lucida, sempre più avida di beltà e giovinezza, provò ad ingannarlo correndo senza sosta le scale della Torre delle ore nel vano tentativo di bloccare la campana che doveva battere mezzanotte. Arrivata all’ultimo scalino incontrò il suo creditore che allo scoccare della mezzanotte la trascinò via con sé in una carrozza infuocata. Attraversarono tutta la città e si inabissarono in un piccolo lago. Quasi due secoli dopo, nel 1820, per comando di Borboni, nella zona che circonda questo lago venne creato l’Orto Botanico di Lucca. Si racconta che nelle notti di luna piena si vede riflesso nell’acqua il candido viso di Lucida che si guarda come in uno specchio e sorride tra se. Addirittura si dice che si possa vedere la carrozza che portò la giovane donna dentro al lago, trascinata dal diavolo, tra grida e urla disperate cercando la libertà da quell’oppressivo carnefice. Questo laghetto che prese tra i suoi vortici il carro guidato dal diavolo con a bordo la bella Lucida è considerato stregato, infatti Ireneo Bellotta scrive riguardo ad esso: “…ci si può anche non credere, ma è proprio nel laghetto di questa verde oasi che in certe notti va a sprofondare, dopo tre vorticosi giri delle mura, un carro tutto di fuoco…”. Purtroppo non si hanno molte testimonianze di questa apparizione ma la curiosità di scorgere tale visione spettrale attira a visitare tale luogo.

The following two tabs change content below.

Emidio

Amministratore a DiarioNet
Web Architect - Web Developer - Web Designer - Web Master - Blogger - Orientato a sinistra