Oggi è il mio compleanno. Ma perché si festeggia il compleanno? E’ forse un merito quello di essere venuti al mondo? E’ stato un nostro atto volontaristico? Abbiamo fatto qualcosa di eccezionale? Di utile? NO. E allora io mi chiedo che motivo ci sia di festeggiare i compleanni. Io il mio compleanno lo odio. Ogni anno, il giorno in cui compio gli anni sono una persona intrattabile, irritabile, perennemente nervosa. Non trovo alcun motivo plausibile per cui dover/voler festeggiare. E poi è snervante ogni anno dover fare una sorta di bilancio sulla propria vita, su quello che si è fatto, sugli obiettivi raggiunti o meno. Poi il giorno del compleanno ci sono persone che si aspettano chissà che cosa…Mamma chiama mille volte come se ogni secondo del mio compleanno dovesse accadere qualcosa di particolare; ed io a spiegarle che per me è esattamente un giorno come gli altri, in cui voglio fare le cose che faccio ogni giorno, senza chissà quale tipo di festeggiamento o baldoria. E lei che risponde considerandomi quasi un alieno, un tipo un po’ strano, un cinico fuori dal mondo e da ogni sentimento umano.

Ed ecco che allora la situazione peggiora, perché a tutto il nervosismo provocato dal compleanno si aggiunge la percezione di non essere accettati. Ma cristo santo! Io ho espresso la mia opinione sul compleanno; tu ne hai una diversa: amen, fine della storia. No, troppo facile. Non si può andare contro la morale costituita, l’immaginario collettivo e le feste comandate. Devi adeguarti o far finta di accettarlo, perché sennò sei fuori dal coro e fuori dal mondo. Un alieno, appunto. La stessa situazione si ripropone identica a Natale, a Ferragosto, a Pasquetta. Se non vuoi fare tutto ciò che fa la massa di pecore, eccoti servito il pistolotto moralista sui significati delle varie ricorrenze, sull’importanza di festeggiare, di stare insieme, di condividere.

Ma condividere cosa? E’ giusto condividere qualcosa che non si prova? La considerazione più preoccupante è questa: la gente che cerca di convincerti non lo fa per farti ricredere sulle ricorrenze ma per salvare l’apparenza di condivisione. Vengo e mi spiego: non vuole farti cambiare idea sulla ricorrenza in sé; vuole semplicemente convincerti a far finta di accettarla. E’ una logica oscena. Io non sono cattolico, detesto la chiesa. Perché devo festeggiare il natale? Cosa ho da festeggiare? Cosa devo condividere? Chi ci crede ha tutto il diritto di festeggiare e condividere. Io no. Voglio essere libero. Il compleanno si inserisce proprio in quest’ottica: io credo che non ci sia nulla da festeggiare e condividere; si condivide e si festeggia un successo, un merito, un’impresa. Non un compleanno.

 

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Emidio

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