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Guild Wars – La gilda OMDM – L’inizio

omdmQuesto racconto fantasy è stato liberamente scritto da Alessandra, una mia carissima amica. Si ispira al famosissimo gioco online “Guild Wars” e alla gilda OMDM creata ormai tanti anni fa dal sottoscritto proprio su quel gioco.

“Sono passate molte lune da quando camminai per la prima volta per le sale della biblioteca dell’Ordine. A guardare indietro sembra un’intera vita, ma forse lo è veramente: una vita mortale vissuta all’insegna della ricerca. Risposte che ho trovato, nuove domande sul significato della Morte, risposte che non volevo trovare e infine domande che mai avrei dovuto pormi. 

Sono una necromante, ma non lo sono sempre stata. Tempo fa, ricordo, camminavo scalza per le strade di Ascalon senza la minima idea dell’orrore che stava per avere inizio. Il sole splendeva allegro, le carovane, i mercanti, la gente comune, i soldati e i nobili, tutti immersi in faccende quotidiane, felici, spensierati, quasi irreali. Ma ai tempi QUESTA era la nostra normalità. Passai la mia gioventu’ tra i libri e i manoscritti dell’ Accademia di Nolani senza mai progredire in nessuna delle arti magiche insegnate lì. Mi sembravano prive di significato, di logica, addirittura stupide e senza una fine pratica. Ad anni di distanza… lo penso tuttora. Ma nonostante la mia visibile riluttanza per le pratiche elementali, mistiche, ipnotiche o belliche, rimasi lì. Sarà stato il silenzio quasi sacro di quelle enormi fila di scaffali, il loro odore, il gentile modo di fare dei custodi che mi lasciavano rimanere lì anche quando avrei dovuto andarmene oppure la mia sfrenata curiosità su tutto ciò che non potevo spiegare. E così continuai le mie letture, tomo dopo tomo, manoscritto dopo manoscritto.

Di colpo diventai ancor più assetata di conoscenza, ormai i libri dell’accademia non presentavano più alcun interesse, sembravano dire tutti la stessa cosa, stessa sostanza sotto diversa forma. Iniziai a guardare con disdegno tutti: maghi, monaci, soldati e persino i custodi, così buoni e permisivi con me. Qualcosa mancava, sembrava tutto incompleto, arido. Poi capii… volevo andare oltre.  

L’abbazia di Ashford non aveva mai presentato gran interesse per me, ho sempre pensato che fosse solo un complesso architettonico indegno della mia attenzione, un luogo di preghiera per un gruppo di monaci troppo persi nelle loro patetiche litanie per i loro stupidi Dei. All’accademia avevo studiato molto sulle divinità, sul loro ruolo nello plasmare del mondo, sul ruolo che ebbero, Balthazar dio della guerra e del fuoco, colui che comanda le legioni, Dwayana, dea dell’aria a capo di tutti gli altri Dei, Lyssa, maestra dell’illusione, Melandru, protettrice della natura e dei mangiatori di corteccia e abbraccia-alberi, tutti tranne uno: Grenth. Avevo chiesto innumerevoli volte ai custodi sulla storia del Sommo Necromante, ma ogni volta venivo messa a tacere con frasi criptiche nonché imbecilli: “Le risposte sono importanti solo se le domande hanno senso”. Non capivo la segretezza, il velo di nebbia sul Dio Teschio ma per un periodo diedi ascolto ai loro consigli di starne alla larga. Fino a quella notte… 

La notte era tarda e l’ora delle streghe si avvicinava in fretta con una pioggia densa e fredda che dominava l’intero paesaggio notturno di Ashford. Sembrava che tutto fosse avvolto in una foschia verdastra che la luce a mal appena riusciva a sfondare. Mi dissi che fosse solo la stanchezza dopo un lungo giorno di studio ma un odore putrido mi fece capire che le cose non stavano proprio così. Mi alzai dal mio tavolo e lasciai i manoscritti incustoditi per un momento per poter rintracciare la fonte di quell’indescrivibile puzza; feci qualche passo finché riuscii a sentirla più forte. Mi misi in moto “armata” di solo una torcia, camminai per ore in quel ammasso di sassi noto come Abbazia di Ashford e proprio quando stavo per darmi per vinta arrivai davanti a una porta che sembrava essere stata chiusa per centinaia d’anni. Di colpo mi resi conto che non sentivo più nulla, né la pioggia, né l’ullulato dei gufi, nemmeno il bruciare della torcia. “Una tomba… “ mi dissi e feci per spingere in avanti la porta. M’aspettavo a qualche scricchiolio, un qualche rumore, ma niente, si aprì senza il minimo suono come se fosse eterea mentre una lieve ondata d’aria gelata mi colpì il viso. Mi feci coraggio e andai avanti. Ricordo tuttora l’atmosfera: fredda, cupa, carica di… qualcosa e allo stesso tempo infinitemente vuota. Capivo che si trattava di una scala a spirale ma non potevo vederla, la luce semplicemente non riusciva a penetrare l’oscurità così densa, quasi liquida. Era più forte di me, dovevo andare avanti. Migliaia di voci nella mia testa mi urlavano di tornare indietro ma non potevo, l’attrazione che suscitava quel luogo era troppo intensa, troppo forte, ipnotica, le mie gambe ormai andavano da sole, giù per quelle scale. Non ricordo bene come ma ad un certo punto mi resi conto di non avere più la torcia eppure continuavo a scendere. E più scendevo più sentivo l’aria rarefatta, più che entrarmi nei polmoni mi usciva, mi sentivo prosciugare dall’interno ma non potevo fermarmi. Persi i sensi… 

Non so quanto tempo passai in quella bara, ore, giorni, mesi… ha poca relevanza ormai. Ma so che nel momento in cui aprii gli occhi, la prima cosa che vidi fu un’enorme statua di un uomo con la testa scheletrica di una bestia con la faccia tirata ai piedi di cui esseri contorti sembravano cercare di afferare le sue mani aperte munite di artigli, come se lo implorassero. Capii subito…: avevo trovato il Santuario. Mi sentivo leggera, così leggera che quasi levitavo. Vedevo tutto sfuocato, mi guardai le mani, le mossi davani agli occhi, pareva che rimanessero indietro per un momento, scie verdastre che si ricomponevano appena smettevo ti muovermi. Dopo qualche passo mi resi conto che mi spostavo con una velocità irreale, che le dimesioni e le forme non avevano più un significato, non esistevano né sopra, né sotto, né spazio, né tempo. Mi guardai intorno: oltre la figura zoomorfa che dominava l’intera sala c’erano solo delle altre bare come la mia. E nella mia, solo il mio corpo privo di vita… 

Di colpo mi ritrovai davanti alla statua, inginocchiata… piangeva, la mia anima stessa piangeva, contorcendosi e lamentadosi, nell’abito freddo della mia morte cercavo d’asciugare le mie lacrime, mi dimenavo come mai prima, finché non udii per la prima volta la voce del Sommo… e facemmo un patto: la mia anima eternamente al servizio di Grenth per poter vivere di nuovo. Venni risucchiata di nuovo nel mio corpo mortale e venni scaraventata per terra appena feci il primo nuovo respiro. La seconda rinascita. La mia nuova vita al servizio del Dio Teschio. 

Un tuono, un’urlo, un comando o forse tutte e tre in una sola frase:

 “Trova l’Ordine dei Monaci Della Morte!!”

 Poi il silenzio, lo stesso silenzio di prima. “

I Misteri dell’Ordine

Questo racconto fantasy è stato scritto dal sottoscritto due anni fa. Questo era solo il primo capitolo, avevo gia pronto il secondo ma persi tutto causa problemi al pc. Il racconto prende spunto da un gioco online molto conosciuto, si chiama Guild Wars. Parla della storia della gilda OMDM, (Ordine Dei Monaci Della Morte) gilda formata ormai 4 anni fa, forse piu, che in quel gioco ebbe un bel successo, negativo o positivo non saprei dirlo oggi, ma di certo eravamo conosciuti da tutti 🙂 (per merito o demerito del sottoscritto) Non escludo che dopo aver ritrovato questo racconto io non possa continuare la storia, magari riscrivendo ex novo il secondo capitolo e poi andare avanti.

Sono trascorsi ormai due lunghi anni da quando la “Sacerdotessa di Grenth” Alexandra la Vey morì in battaglia, la guerra combattuta contro i seguaci di Yahweh distrusse quasi completamente l’Isola Del Morto, parecchi Monaci perirono per difendere il Monastero, purtroppo invano. L’isola del morto era un isola lontana dalla terraferma, pochi avevano avuto il coraggio di raggiungerla, le storie che si narravano sull’Ordine Dei Monaci Della Morte erano il piu delle volte inventate, molti dicevano che L’Ordine era stato creato personalmente dal Dio Teschio Grenth, con il compito di uccidere chiunque profanasse il suo Nome. Prima della grande guerra contro Yahweh poche navi riuscirono ad attraccare sul vecchio molo dell’Isola Del Morto, molti avevano timore del Dio Grenth, pensavano che chi si fosse imbattuto contro l’Ordine sarebbe morto di pestilenza, o ucciso da chissà quale magia occulta. Le poche navi che riuscirono ad arrivare all’Isola da tutti maledetta, erano capeggiate da capitani senza scrupolo; leggende tramandate da generazioni raccontavano anche di tesori nascosti nelle cripte del Monastero. Animati dalla sete di conquista salparono alla ricerca di oro diamanti rubini e zaffiri, convinti che i Monaci li nascondessero nei sotterranei del Grande Castello. Arrivati al piccolo villaggio ai piedi del colle dove sorgeva il Monastero, rimasero stupefatti. Si trovarono di fronte a una povertà che non potevano immaginare, avevano navigato per giorni e giorni con la sola idea di andare a saccheggiare un tesoro immenso, contadini intenti a lavorare la terra, donne che lavavano i loro pochi stracci sulla riva del fiume, bambini che correvano per le strade urlando frasi incomprensibili, era questo il tesoro? Il capitano Grave fece un cenno ai suoi uomini, tutti si fermarono davanti al portone di una casa costruita con mattoni di fango. Il capitano con voce sicura disse: “ questo è solo un villaggio abitato da pezzenti, i monaci si servono di loro e li rendono schiavi, dobbiamo entrare nel Monastero.” Voleva continuare la frase con l’intento di incitare i suoi marinai, ma venne interrotto da una decina di uomini. Erano alcuni accoliti della “Grande Sacerdotessa”. In quel periodo l’Isola del Morto era un luogo tranquillo. Quando “Alexandra la Vey” trovò il Santuario di Grenth e udìì la voce del Sommo, fece un patto, la sua anima eternamente al servizio del Dio Teschio per poter guidare l’Ordine. Non era ancora scoppiata la prima Grande Guerra e in quel luogo tutti vivevano serenamente, ignari di quello che nelle lontane terreferme si raccontava di loro. Gli accoliti chiesero gentilmente: “Stranieri state cercando qualcosa? Possiamo aiutarvi?” Grave rimase per alcuni secondi interdetto, non si aspettava di trovare qualcuno che offrisse loro aiuto, si mise le mani nei fianchi e con aria strafottente rispose: “Noi non abbiamo bisogno di nessun aiuto, siamo qui per arrivare alle cripte del Grande Castello”. Il Grande Castello era una costruzione edificata trecento anni prima dell’arrivo dei Monaci Della Morte, che costruirono il Monastero sulle rovine del tempio pagano annesso al Castello, sempre all’interno delle grandi Mura. Nessun Monaco aveva mai sentito parlare di tesori nascosti, gli accoliti non erano a conoscenza di cripte, infatti risposero con tono sorpreso: “Cripte? Non esistono, il Castello è la dimora della nostra Sacerdotessa, se c’erano delle antiche cripte lo avremmo saputo, perché state cercando quello che non esiste?” Grave sentendo queste parole si alterò e alzò la voce: “Le leggende narrano di tesori gelosamente nascosti dai Monaci nelle vostre cripte, e voi non avete fatto altro che mettere in giro strane storie sul vostro Dio per insinuare la paura su chi li sta cercando, ma noi siamo qui perché non crediamo a nessuna delle vostre storie, il vostro Dio non ci fa paura, non ci faremo prendere in giro da dei garzoni vestiti da frate, se volete veramente offrire il vostro aiuto portateci alle porte delle Grandi Mura oppure andatevene se non volete che io vi strappi la lingua”. Udite queste parole si fece avanti un accolito che fino a quel momento se ne era stato dietro al gruppo e non aveva detto una sola parola, guardò con aria di sfida il capitano Grave e gli disse: “Se sei davvero convinto che le leggende che alcuni stolti narrano dalle tue parti siano vere, allora io ti porterò al Monastero, cosi potrai vedere con i tuoi stessi occhi che non esiste nessun tesoro, nessuna cripta.” >Il suo nome era Guts, era uno degli accoliti piu legati alla Sacerdotessa, era stato abbandonato in fasce e ritrovato sulla spiaggia dai pescatori, che non potendolo accudire lo portarono dai Monaci, fu allevato come un mistico, aveva dei poteri elementali molto potenti, riusciva a controllare i 4 elementi come nessun altro, al suo sesto compleanno ebbe il grande onore di conoscere Alexandra la Vey. Non era solita uscire dalle dimore del suo Grande Castello, andò nella povera cella di Guts che vedendola entrare dalla piccola porta ebbe un sussulto, si stropicciò gli occhi due volte prima di inginocchiarsi ai suoi piedi, Ella fece per farlo rialzare ma Guts non poteva reggere lo sguardo di colei che era stata ordinata dal Dio Teschio a guidare l’Ordine, ma lei con fare materno le prese la mano e le disse: “Guts tu sei un dono per tutti noi, tu un giorno salverai questo monastero e tutti i tuoi fratelli con il tuo coraggio e i tuoi poteri, mentre io morirò in battaglia, Grenth ordinerà a te e a una tua consorella di guidare L’Ordine Dei Monaci Della Morte, figlio mio, purtroppo il destino ti ha riservato una vita di guerra e di morte, vedrai tanti tuoi fratelli perire, solo tu potrai salvare quest’isola dagli invasori, un giorno non molto lontano dalla mia morte una Gilda formata da ignobili criminali che si fanno chiamare “Otth” verrà a proporti un alleanza, i loro seguaci sono guidati da due pericolosi assassini, un uomo e una donna, sarà tutto nelle tue mani, le tue decisioni peseranno sul destino di tutti i tuoi compagni”. Guts imprecò, “Non voglio questo destino, non voglio che Lei muoia, morirò io al suo posto, Grenth non può far morire colei che è stata scelta, io non sono in grado di guidare i miei fratelli, ne ora ne mai!!” Alexandra prese il suo bastone, lo mise nelle mani di Guts e gli disse: non siamo noi a scegliere il nostro destino, non ci è dato scegliere, nemmeno io posso farlo, siamo nelle mani del nostro Signore Grenth, se sono qui è perché mi è stato ordinato da Egli stesso, quello che ti ho detto mi è stato rivelato in sogno, e mi è stato chiesto di farti un dono,  è il bastone di Grenth, nessuno tranne me è riuscito mai a controllare i suoi poteri, ma io so che tu sarai in grado di farlo, fa parte del tuo destino, ti ordino di accettare con saggezza quello che ti è stato rivelato stasera, perché tu sei il nostro Salvatore.” Detto questo lasciò Guts solo nella sua cella a piangere e tornò nel suo Castello.< Il capitano Grave accettò la proposta di Guts, ma non si fidò, comandò a uno dei suoi ufficiali di tornare alla nave e di puntare i cannoni sulle mura che recintavano il Castello, fatto questo disse a Guts: “Ti avverto garzone, se entro domani mattina i miei uomini non ci vedranno tornare, questo villaggio e il tuo monastero verranno distrutti”. Guts non rispose, fece solo un gesto come per seguirlo.

 

Gw2 si parte!

Finalmente inizia l’avventura, dopo anni di lunga attesa, finalmente Guild Wars 2 apre i battenti. Da oggi (solo per chi ha effettuato il pre acquisto) è possibile entrare nel nuovo capitolo di ArenaNet. Ho giocato per tanto tempo a Guild Wars, so che per molti questo è un vero e proprio evento, Guild Wars ha una comunità vastissima di players, finalmente si ricomincia a “nerdare”. Il sottoscritto nonostante il pre acquisto non potrà giocare fino agli inizi di settembre, poi mi affaccerò anche io dalle parti di Tyria, ma “Sound” non ci sarà, Sound Of The Stars è morto da un anno ormai… Che l’avventura inizi! BUON DIVERTIMENTO!