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Gli immigrati e il regalo del governo giallorosso, più rosso che giallo

Senza la Lega al governo PD e M5s si preparano a regalare il Reddito di Cittadinanza a 300 mila immigrati.

Il reddito di cittadinanza cambia in base al coniuge del Movimento 5 Stelle. Pare evidente come l’asse con il Partito democratico faccia ben sperare gli immigrati, che da settembre hanno iniziato a credere davvero che lo Stato darà loro un sussidio.

La riforma voluta dai grillini era stata digerita forzatamente dalla Lega, che però aveva preteso dei paletti rigidi per limitare il numero di stranieri beneficiati: gli extraeuropei devono farsi rilasciare dal proprio Stato di origine un documento che certifichi la composizione del loro nucleo familiare, il reddito e il patrimonio, traducendolo e facendolo convalidare dal consolato.

Ma sulla base dei dati dell’Inps scatta l’insurrezione: “solo” 53.971 famiglie extracomunitarie residenti in Italia hanno avuto regolarmente accesso al reddito o alla pensione di cittadinanza, si tratta del 5,6% su un totale di 960.007 beneficiati. Al vaglio del governo dunque vi è l’ipotesi di rendere meno robusti i criteri per ricevere il reddito di cittadinanza. Tuttavia non dovrebbe cambiare il requisito che limita la concessione del sussidio a chi risiede da dieci anni nel nostro Paese, valido anche per i cittadini italiani.

Il governo del ribaltone vuole dare il reddito di cittadinanza a 154 mila stranieri che, fino ad oggi, non hanno potuto averlo grazie al blocco deciso quando la Lega era al governo.

Lo scorso 5 luglio l’Inps ha infatti sospeso le richieste di sussidio presentate dagli extracomunitari dal mese di aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro pubblicasse la lista comprendente quei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall’obbligo di presentare una certificazione dei redditi e di quanto posseduto in patria: è la famosa ‘clausola Ceccardi’ che sta depennando dalle liste in tante città italiane

Ieri lo stesso ministero ha fatto sapere che la lista arriverà nei prossimi giorni, addirittura entro questo fine settimana. Così da accelerare il reddito di cittadinanza agli immigrati.

E ci sono 172 mila immigrati che invece il reddito l’hanno ottenuto – perché hanno presentato la richiesta prima della conversione del decreto in cui la Lega ha imposto la clausola – ma che adesso dovrebbero perderlo. Il motivo? Avevano sei mesi di tempo, scaduti, per presentare le certificazioni necessarie, non le hanno presentate: perché hanno proprietà e soldi in patria. Ma volevano i soldi dai contribuenti italiani.

E ora, il governo del ribaltone vuole fare in fretta, pubblicando una lista probabilmente ridicola che includerà tutti i Paesi di chi ha fatto richiesta, dando così il reddito ad oltre 300mila immigrati: non chiamatelo ‘reddito di cittadinanza’, grillini, chiamatela ‘marchetta per l’invasore’.

Voto ai sedicenni, per il Premiere Conte i ragazzi sono maturi per farlo

“Abbassare la soglia di voto a 16 anni? Ci sta. A me va benissimo, in altri ordinamenti già lo fanno”. Lo ha detto Giuseppe Conte intervistato dalla redazione di Skuola.net. “Negli orientamenti giuridici si fissa una soglia convenzionale – continua il premier -: i nostri ragazzi a 16 anni hanno tutta la maturità psicofisica per votare”. Conte ha concluso precisando che “non è iniziata ancora una riflessione di governo ma potremmo farla: anzi forse sarebbe più utile che la si facesse in sede parlamentare”. L’uscita del premier fa seguito alla proposta di Enrico Letta.

L’ex premier aveva riaperto il dibattito dalle colonne di Repubblica: “Abbiamo osservato i nostri giovani nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: ora è il momento di prenderli sul serio. Avevo avanzato questa proposta già due anni fa: con questa maggioranza ora dico che si può fare. Quando si governa in coalizione le cose vanno fatte insieme – prosegue Letta – questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso di rispettare gli alleati. Non dobbiamo più aspettare, il momento è ora”.

Proprio dall’altra componente dell’esecutivo giallorosso arriva un’apertura da parte di Di Maio: “Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse – scrive sul suo profilo Facebook – dovrebbe avere il diritto di votare e scegliere che decida della sua vita”. L’Italia non sarebbe il primo Paese a garantire il diritto al voto per i 16enni: è previsto già in Austria, Scozia, in alcuni länder tedeschi, in Argentina e in Brasile. “I giovani in Italia sono definiti viziati, gretini – continua l’ex vicepremier – per noi questi ragazzi vanno rispettati, ascoltati e messi al centro della politica. E’ ora di dare questi diritto a chi ha più futuro davanti”.

Un parere favorevole arriva anche dal Comune di Milano, dove in sindaco Giuseppe Sala ha definito la proposta come “un buon metodo per avvicinare i giovani alla politica”. Parlando a margine della seduta del Consiglio metropolitano, il primo cittadino milanese ha aggiunto “Questo cambiamento va nell’ottica di coinvolgere di più le nuove generazioni. E’ uno stimolo giusto, ma bisogna valutare bene”.

“Per una volta mi trovo in disaccordo con l’ex premier: non sono convinto che dando il voto ai 16enni cambierebbe la situazione del nostro Paese”. Il senatore Mario Monti, ospite a Radio Capital, ribatte alle dichiarazioni di Enrico Letta. “Bisogna fare politiche youth friendly, che aiutino concretamente i giovani: dare loro la possibilità di voto è solo un contentino. I giovani – conclude il senatore a vita – crescono con il problema ambientale e quello del deficit: per il primo hanno trovato in Greta Thunberg un faro di speranza: sarebbe bello che fosse così anche per il debito pubblico”.

Il commento spetta al governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga che con non poca ironia ricorda che la Lega presentò nel 2015 una proposta di legge costituzionale per allargare l’elettorato attivo ai sedicenni. “Ben venga la pur tardiva presa di coscienza di altre aree politiche”, ha chiosato.

Matteo Salvini, il Re del gioco delle tre carte

«Non può essere un gioco delle tre carte», dice Matteo Salvini alle parti sociali, nel giorno in cui fa a pezzi tutte le misure dei Cinque Stelle, rottama gli 80 Euro, disconosce Tria e la sua manovra a costo zero e torna a minacciare elezioni anticipate. Eppure è proprio lui, il Capitano leghista, il dominus assoluto della politica dell’estate 2019, il principe dei trecartari, in un governo di trecartari. Perché nessuno, nemmeno Berlusconi, nemmeno Renzi, è riuscito a vendere una realtà così diversa da quella che ha promesso, e farla andar giù agli elettori, prendendosi persino gli applausi.

È il re dei trecartari, Salvini, perché cambia i nomi alle cose e non se ne accorge nessuno. L’abolizione della Legge Fornero che diventa Quota 100, e che invece è un piccolo club di prepensionamenti con penalizzazione. La Flat Tax – tassa piatta, aliquota unica – che diventa un blando sconto fiscale, peraltro pagato abolendo un altro sconto fiscale, gli 80 euro di Renzi, dove di flat, di piatto, c’è solamente il vantaggio dei contribuenti.

È il re dei trecartari, Salvini, perché vende come un successo, ciò che successo non è. I porti chiusi che in realtà sono aperti per tutti tranne che per le organizzazione non governative, soprattutto per gli sbarchi fantasma che nei porti non attraccano. I rimpatri che sono meno di quelli dei governi di centrosinistra e soprattutto molti meno di quelli che hanno luogo da mesi dalla Germania all’Italia, che continua a rimandarci diligentemente indietro i migranti privi dello status di rifugiati che hanno varcato illegalmente il confine. Il terremoto sovranista in Europa, che in realtà si è rivelato esattamente il suo opposto, con Macron e Merkel che hanno condotto le danze senza particolari problemi, e il peso dell’Italia, che si è drasticamente ridotto.

È il re dei trecartari, Salvini, perché non risponde di nulla. Un suo compagno di partito tratta finanziamenti illeciti con dei sedicenti uomini d’affari russi e lui prima finge di non conoscerlo, poi dice che non sapeva fosse lì con lui, poi che non era sullo stesso aereo, roba che Bill Clinton e i suoi rapporti sessuali impropri sono acqua fresca. Suo figlio sale su una moto d’acqua della polizia e due agenti minacciano pesantemente un giornalista di Repubblica che stava filmando la scena, e lui dice che non si usano i bambini nella battaglia politica, salvo poi strumentalizzare l’indagine in corso a Bibbiano per la campagna elettorale delle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna.

È il re dei trecartari, Salvini, perché è bravissimo a scaricare il barile, a spogliarsi di ogni responsabilità, a non rispettare i patti da lui stesso presi. Invoca più sicurezza perché la gente è stufa, ma il ministro della sicurezza è lui. Chiede a gran voce solidarietà europea sui migranti, ma quello che non si presenta alle riunioni europei dei ministri degli interni è lui. Incontra le parti sociali e gli attori dell’economia, promettendo loro più crescita, dimenticandosi che da quando è in carica il governo Conte l’economia è crollata, anche grazie a provvedimenti da lui votati, contenuti in un contratto da lui controfirmato. Dove, per la cronaca, c’è scritto nero su bianco che il governo si impegna “a ridiscuterne integralmente il progetto” del Tav Torino-Lione. Alla faccia di quello che ha una parola sola.

È il re dei trecartari, Salvini, perché le sue minacce sono cannoni di coriandoli. Minaccia di far saltare Tria dal 1 giugno del 2018 e il mite ministro della realtà è ancora lì al suo posto, protetto dal presidente Mattarella come fosse l’ultimo baluardo prima della follia. Minaccia manovre espansive e guerre all’arma bianca contro la Commissione Europea, promettendo investimenti alle parti sociali come se non ci fosse un domani, ma non dice come neutralizzerà l’aumento dell’Iva previsto da clausole di salvaguardia da 26 miliardi di euro. Minaccia una crisi di governo imminente ed elezioni anticipate, ma finora non è riuscito nemmeno a ottenere un mini rimpasto

È il re dei trecartari, Salvini, perché nonostante tutto ha il 30 e rotti percento dei consensi di elettori che si credono furbi. E se riesci in questo capolavoro senza avere tre telegiornali e qualche quotidiano di proprietà, vuol dire che un applauso te lo meriti. E che semmai il problema è chi si fa fregare, senza battere ciglio.